Le gang sudamericane spaventano Milano

Martedì, 31 marzo 2009 - 09:18:00




"Nella città di Milano l'allarme criminalità resta molto alto e, fra gli attori principali che si muovono illecitamente sul territorio, le baby gang hanno un ruolo da protagoniste. Sono costituite da gruppi di ragazzini che girano in branco, sono violenti, aggressivi, spavaldi e, soprattutto, giovanissimi. E' questo l'identikit di un qualsiasi appartenente ad una baby gang". Secondo l'Osservatorio Codici, "i gruppi di piccoli criminali sono solitamente composti da un numero di persone compreso fra 4 e 7 tra i 13 ed i 18 anni di età e concentrano il loro raggio d'azione in un'area della città ben precisa, creando, di fatto, un territorio di loro 'giurisdizione'. Sulla scia dell'incapacità di arginare un fenomeno di violenza in ascesa, la delinquenza minorile organizzata sta prendendo una piega sempre più cruenta. Ed è questo che spaventa le forze dell'ordine che si trovano a fare i conti con un'emergenza dilagante quanto difficile da gestire".

"Le baby gang che operano sul territorio - secondo Codici - sono prevalentemente costituite dalle pandillas latine. Questi gruppi criminali, presenti nel capoluogo lombardo, abbracciano tanto il mondo degli adulti quanto quello dei minori e si spartiscono il territorio cittadino tramite la lotta armata. Le zone in cui sono maggiormente presenti sono: Lorenteggio, Giambellino, Crescensago, Stazione Lambrate. Le baby gang a Milano si moltiplicano e una nuova pandilla si sta affacciando nel panorama cittadino: l'organizzazione criminale è di origine sudamericana e affonda le sue radici nelle carceri statunitensi, dove i detenuti di origine domenicana fondarono una sorta di società di mutuo soccorso chiamata Trinitaria da 'Dio, Patria e Libertà'. I Trinitarios - spiega Codici - si sono andati ad inserire in un quadro già complesso, fatto di altre bande che si sono spartite il territorio della città: i Latin Kings ecuadoriani (che prima detenevano la supremazia in città), i peruviani Comando, i Chicago, i '18' e i pericolosissimi Ms 13, la Mara Salvatrucha 13. Gruppi più 'antichi' come i 'Soldao Latinos', poi, sono stati rimpiazzati da bande nuove di zecca, i New York innanzitutto". "Al momento, confermano gli stessi latin (e lo testimoniano i recenti fatti di sangue), sono i Chicago la banda più 'calda': avrebbero scatenato una guerra contro i Mara Salvatrucha. L'universo della bande giovanili in città è, dunque - prosegue l'associazione -, in costante movimento e non è facile capire chi vince e chi perde, chi comanda e dove. Le pandillas hanno come luoghi di ritrovo preferiti le fermate periferiche della metropolitana ed i giardini pubblici, in cui delimitano il territorio con graffiti e disegni sui muri".

"Milano ci ha messo un po' ad accorgersi di questa guerra perché è silenziosa e lontana dal centro", dichiara Monia Napolitano, Sociologa di Codici. E aggiunge: "A condurla sono ragazzi immigrati o figli di immigrati dal Sud America, quasi sempre sbarcati in città con la sola madre, in genere colf o badante. Molti di questi 'guerrieri' sono lavoratori o studenti; la banda ß come un club: per essere accettato, devi superare un 'rito di iniziazione'. Ciò che induce i ragazzi stranieri a strutturarsi in baby gang è la voglia di sentirsi riconosciuti all'interno del territorio di appartenenza. Le poche disponibilità economiche, inoltre, non permettono loro di spendere il tempo libero in maniera più costruttiva ed in gruppo si sentono più forti e legittimati ad agire. Uscire dalle dinamiche del 'branco' è difficile e, a quanto pare, per entrare a far parte delle baby gang è previsto un rito di iniziazione che lega ulteriormente i componenti l'uno all'altro. Le dinamiche delle strutture, poi, prendono sempre più le sembianze di vere e proprie bande criminali adulte. E' necessaria in questo contesto la figura di un mediatore culturale che abbia sia le conoscenze del luogo di appartenenza di questi gruppi sia la conoscenza delle dinamiche intrinseche della devianza minorile".

Il Segretario Nazionale di Codici, Ivano Giacomelli, afferma: "Il fenomeno delle gang latine sembra non preoccupare la Squadra Mobile di Milano che dichiara di avere la situazione sotto controllo, parlando di fenomeni simili a quelli comunemente definiti di bullismo, da gestire con la repressione e la mediazione sociale. In realtà la devianza minorile è un problema generazionale che necessita di uno studio strutturato e di azioni concrete che vadano di pari passo rispetto all'evoluzione del fenomeno stesso. L'elemento preoccupante è che gli atti di violenza raggiungono una dimensione tale da essere penalmente perseguibili, mentre la matrice di tali atteggiamenti sembra essere, in primis, quella della non accettazione della diversità (sessuale, handicap, colore della pelle). Servono azioni specifiche e pene severe vòlte a contrastare l'espansione del fenomeno: anche se i criminali sono minori bisogna comunque trovare degli strumenti efficaci di prevenzione, di contenimento e di repressione".

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