Laforgia ad Affari: "Su Penati il Pd locale non ha colpe. Siamo garantisti. E Boeri..."

Mercoledì, 31 agosto 2011 - 19:18:00


IL DOCUMENTO DI STEFANO BOERI: "RIGENERARE IL PD"

LE INTERVISTE DI AFFARI

Majorino ad Affari: "Boeri ha ragione, il Pd si rigeneri"

Fiano ad Affari: Penati se ne vada dalla Regione. La rinuncia alla prescrizione non basta

"La vittoria di Pisapia ha aperto una nuova stagione nel Pd. Tanti anni di opposizione hanno modificato geneticamente la sinistra milanese. Siamo scomparsi dai luoghi che contano in questi anni e siamo stati abituati a misurare e a criticare la distanza tra le promesse fatte da chi governava e le cose realizzate. Oggi che governiamo dobbiamo cambiare modello, siamo un partito di governo e dobbiamo ripensare il nostro modo di fare politica". Francesco Laforgia, coordinatore cittadino del Pd milanese, sceglie Affaritaliani.it per commentare il documento di Boeri che chiede una "rigenerazione del Pd" (guarda box a destra).

"Il contributo di Boeri aiuta ad accelerare il processo. Un processo lungo fatto di idee e parole nuove di una classe dirigente in grado di interpretarle. E' utile la conferenza programmatica, che per altro anch'io lanciavo due mesi fa in un documento pubblicato da Affaritaliani.it. Ma la conferenza programmatica è un tassello. Non abbiamo bisogno di personalità salvifiche. E questo è stato uno dei nostri errori in questi anni, aver pensato che la sinistra si esaurisse entro confini angusti e che potesse essere rappresentata solo da pochissime individualità di riferimento. Dobbiamo mobilitare militanti, circoli, dirigenti e pezzi della società civile, deve essere un percorso aperto e condiviso".

Come si rigenera il partito?
"Non dobbiamo tagliare con l'accetta le questioni complicate e articolate ma dobbiamo affrontarle in modo approfondito. Rigenerare il Pd deve voler dire almeno due cose: promuovere una cultura politica nuova. In questi anni qualcuno ci ha raccontato che riformismo volesse dire rubacchiare qualche categoria dagli avversari politici e qualche parola d'ordine che non ci apparteneva. Quindi eri tanto più riformista quanto più ragionavi con le categorie del rigore e della conservazione, sulla società e sull'economia. Da quest'idea sono nati errori tragici che ci hanno portato ad adulare il capitalismo finanziario o a un certo leghismo di sinistra sui temi dell'immigrazione".

E ora?
"La campagna elettorale di Pisapia e del Centrosinistra ha dimostrato che c'è una forte domanda di innovazione e di radicalità nel cambiamento. C'è bisogno di ripensare a vecchie categorie in termini nuovi. Il nuovo riformismo deve adottare parole coraggiose, penso ad esempio alle proposte che fino a 10 anni fa erano bollate come di una sinistra non riformista che invece sono la frontiera di intendere lo sviluppo economico e sociale. Penso all'immigrazione e alle seconde generazioni, alle rendite finanziarie, alla tobin tax. Oggi dobbiamo essere più coraggiosi, riformismo non vuol dire solo lisciare il pelo alle tasche della classe media ma pensare anche al loro benessere fisico e sociale".

Boeri parla degli intrecci tra politica e urbanistica.
"Sono d'accordo. C'è stato un rapporto ambiguo e opaco fa politica, urbanistica e affari".

L'assessore parte dal presupposto che gli intrecci tra urbanistica e politica abbiano "inquinato" anche la politica di Centrosinistra. E' d'accordo?
"L'intreccio ha inquinato la politica in generale e i partiti là dove hanno governato. Rigenerare deve voler dire rinnovare il rapporto tra politica ed economia, guardare a un nuovo modello di trasparenza della pubblica amministrazione, un modello urbano non fondato solo sul mattone ma anche ripensare alla modalità di selezionare il gruppo dirigente. Se si concepisce la propria carriera individuale come un rapporto vizioso tra consenso e denaro, e il partito come un tram sul quale si sale e si scende quando si è raggiunto l'obiettivo di incarico istituzionale o quando si sono fatti i propri interessi personali, allora si è in una dimensione pericolosa e di degenerazione della politica. Oggi far politica nel Pd deve voler dire compiere un impegno collettivo e fare sacrifici, vuol dire dare più di quanto non si abbia in cambio e vuol dire essere più propositivi".

Penati ha detto di essere pronto a rinunciare alla prescrizione.
"E' un segnale positivo, dimostra un atto di responsabilità, un segnale di diversità nei comportamenti che noi spesso rivendichiamo rispetto alla destra. Sono d'accordo sull'idea di Cornelli rispetto al garantismo. Ma noi come partito non possiamo solo aspettare l'esito della magistratura, non dobbiamo confondere il garantismo con l'opportunità politica di dire cose molte chiare su vicende come quella di Penati. I comportamenti dei singoli se si trovano in vicende complesse e gravi non possono sostituire la responsabilità del partito nel chiedere atti formali. Non possiamo affidarci al buon senso delle persone, come nel caso di Tedesco. Come partito dobbiamo attivare gli organismo competenti per fare chiarezza e chiedere, quando viene meno questo rapporto di fiducia, in modo deciso di fare passi indietro da ruoli politici e istituzionali".

Il Pd locale dovrebbe fare mea culpa sul caso Penati?
"Sono stato tra i primi a porre il tema dell'efficacia della reazione e per questo sono stato criticato all'interno con l'idea curiosa del garantismo per cui non si possono esprimere idee politiche finchè non si esprime la magistratura. Ha ragione Fiano, c'è un gruppo dirigente che si è trovato di fronte a uno scenario inedito: la sfida del governo e la patata bollente di Penati. Cornelli ha impostato il lavoro nel modo giusto. E la risposta di Bersani a livello nazionale è stata all'altezza".

Mariela Golia

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