La sfashion week
Di Giuseppe Morello
In una città che ha in una delle sue piazze principali un ago e un filo conficcati nel terreno a ricordarne la vocazione sartoriale, non può accadere - come sta accadendo - che uno dei principali appuntamenti della moda sia così fiacco. A Milano è cominciata la tradizionale settimana della moda per presentare le collezioni della prossima primavera. Un momento che normalmente rappresenta un bell'appuntamento per fare il punto sul made in Italy, sullo stato di salute del nostro comparto economico più importante, sul dinamismo della città e sulla creatività degli stilisti. Quest'anno però è calma piatta. Le sfilate stanno sembrando un incoerente affastellarsi di collezioni non particolarmente sorprendenti, ma soprattutto si sente la mancanza di una tendenza o di una cifra caratteristica.
Sì, cose belle, ma niente che tolga il sonno e niente che ci permetta di individuare un codice, una chiave di lettura che ci venga dallo sguardo dei creativi. L'impressione (speriamo infondata) è che si sia un po' smarrita la pepita creativa, dispersa ormai in mille rivoli in cui gli stilisti cercano di afferrare, magari inventandolo, lo spirito dei tempi. Una sciagura, se fosse così, proprio ora che avevamo intravisto un piccolo rinascimento milanese visibile nelle tante iniziative che stanno animando la città in questo dopo estate. Ma se a Milano è la moda a deluderci è la fine. In questo vuoto, stanno rubando la scena vip e vice-vip (anche loro spesso modesti) che cercano di farsi notare ma che non aggiungono molto. Mondanità tanta e non sempre di qualità, ma sostanza (si fa per dire) poca. Di questo passo Milano da capitale della moda rischia di trasformarsi in hinterland della moda.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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