La Lega investe soldi in Tanzania. La rivolta delle sezioni: "Qui non ce la facciamo..."

di Fabio Massa
"Certo che la Tanzania fa titolo, ma il problema è un altro". A dirlo ad Affaritaliani.it, a mezza bocca, è un militante storico della Lega Nord. Perché sia ben chiaro, dopo la presa di posizione di Umberto Bossi, come al solito la contestazione è al minimo. E la voglia di esporsi pure. Ma le cose vengono raccontate, perché la voglia di farle sapere è tanta. Quella degli investimenti in Africa da parte del segretario amministrativo Francesco Belsito è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sopratutto perché, se è vero che - come ha detto Belsito - "è tutto regolare e ci sono i bonifici" per quelle operazioni, ce ne sono altre che consistono in prelievi in contanti. Belsito ha detto che sono prelievi che sono serviti per pagare i collaboratori e le sezioni. "Peccato che le sezioni e i collaboratori vengono pagati con bonifico", spiegano fonti di Affaritaliani.it.
La pressione sta aumentando, questo è chiaro. I militanti sono inferociti. Tenere aperte le sezioni costa tanti sacrifici ed investire in Tanzania non è esattamente quello che si aspettavano dalla Lega Nord. A Milano, la "Capitale del Nord", il Carroccio tiene aperte quattro sezioni e tre "punti Lega", che non hanno struttura organizzativa con segretari e consiglieri. "Della questione Tanzania non voglio parlare - spiega ad Affaritaliani.it Igor Iezzi, segretario provinciale del Carroccio - Per quanto riguarda le sezioni, posso però dire che tutti i giorni devo fare i conti con i fondi, con gli affitti, con le spese. E a volte bisogna prendere decisioni importanti: ho dovuto chiudere la sede di via Padova. Quella di via Ceroni, dove avevamo a disposizione oltre 400 metri quadri, l'ho ricollocata in un posto meno costoso, in via Iacopino. Poi c'è la questione della sede di Piazza XXIV Maggio". Il Carroccio, a ridosso della Darsena, ha la sezione in uno dei due caselli daziari. Letizia Moratti raddoppiò l'affitto. "Adesso devo riflettere bene su che cosa fare per far quadrare i conti", rivela Iezzi. Conti che sono risicati. Secondo quanto risulta ad Affari, infatti, gli affitti delle sezioni vengono pagati grazie alla contribuzione degli eletti, che oscillano tra il 20 e il 30 per cento. Ai soli consiglieri di zona (il gradino più basso della nomenklatura politica) vengono chiesti 120 euro al mese su 500 di stipendio. Più si sale di grado, più aumenta la contribuzione. Anche perché gli affitti costano. In media, a Milano, 600 euro al mese. Poi ci sono le eccezioni, come in piazza XXIV maggio, dove il Carroccio paga quasi 2000 euro al mese. I militanti sono furiosi: "E quello là va a investire in Africa? Rob de mat..."


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