Milano/ L'esercito? Solo in centro
Sono ripresi i Tavoli della sicurezza che riuniscono i presidenti dei nove Consigli di zona e l’Amministrazione comunale. Si tratta di consultazioni periodiche previste dal Patto di Sicurezza, tra il Comune e i “parlamentini” di zona, (anello di congiunzione tra i cittadini e le istituzioni) volti all’individualizzazione dei problemi relativi alla sicurezza della città. A detta del Vicesindaco e Assessore alla sicurezza Riccardo de Corato il bilancio dei Tavoli è sino ad ora positivo. Grazie alle segnalazioni dei milanesi tramite i consigli di zona si è implementato l’ utilizzo del presidio militare nelle zone più sensibili della città e la percezione della sicurezza sarebbe quantomeno aumentata rispetto all’anno passato. Sembra che il Governo sia riuscito nell’intento: i cittadini si sentono più sicuri e applaudono al suo operato. Poco importa se il ruolo dei militari si limita al presidio del territorio e che le loro possibilità di intervento sono assolutamente limitate.
Poco importa se il Comune è pronto a sborsare due milioni di euro per pagare gli straordinari alla polizia locale mentre da Roma continuano a non arrivare quattrini nemmeno per la benzina delle forze dell’ordine.
Il Vicesindaco ha tenuto a sottolineare che i reati in città sono in calo del 16%, anche grazie alla massiccia presenza militare nelle zone periferiche. Ha poi fornito una mappa delle zone sensibili presidiate: ormai tutta la città sembrerebbe militarizzata. Il condizionale è d’obbligo: basta passare per l’Ortomercato e per il quartiere Forlanini, per capire che la presenza delle tute mimetiche assicurata da De Corato è tutt’altro che massiccia. Meglio mandarle nelle zone più visibili della città, lì dove servono meno, ma un maggior numero di persone può vederle e sentirsi al sicuro. I tavoli della sicurezza rappresentano uno strumento utile per individuare le criticità della città. Da lì bisognerebbe partire con operazioni mirate e lungimiranti: interventi a favore della vivibilità e del decoro delle zone più degradate, creazione e valorizzazione di luoghi d’incontro e scambio culturale (si sta procedendo nella direzione opposta con la chiusura delle scuole civiche serali), recupero sociale di almeno una parte di quelle persone che per la strada ci vivono per disperazione ma che ai cittadini “fanno tanta paura”. L’invio di nuovi militari in città non fa che alimentare la percezione dell’emergenza securitaria tra i cittadini e non può continuare a rappresentare la soluzione “tappabuchi” alla grande e irrisolta questione della governabilità delle periferie.
Da chiamamilano.it



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