Milano/ Nicola Antonucci (Lista Penati) ad Affaritaliani.it: "Mi schiero con Penati perché riconosce la figura sociale del manager"

Martedì, 31 marzo 2009 - 12:00:00

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di Fabio Massa

Nicola Antonucci è un consulente finanziario indipendente. Nato a Chicago nel 1959, è uno degli uomini di punta della Lista Penati. Una lista del presidente che raccoglie personalità come Benedetta Tobagi, Francesco Bogliari, Philippe Daverio. Antonucci sceglie Affaritaliani.it per spiegare come mai un manager si schiera per un uomo di sinistra come Penati.

Antonucci, come mai si schiera con Penati?
E' semplice. Per andare avanti a fare quello che ormai da anni faccio nell'ambito associativo di ManagerItalia. In pratica, mi occupo di persone come me, manager che sono usciti dal mondo dell'azienda e hanno dovuto reinventarsi, trovarsi un nuovo mercato, vivere una nuova realtà.

E Penati cosa c'entra?
C'entra. Penati ha cominciato un anno fa a parlare di professionalità, di riconoscimento dei manager. Di come tutelarli e aiutarli a contribuire al risollevamento economico della provincia, non potevo non partecipare.


Nicola Antonucci
Penati è di centro sinistra. Generalmente si applica il concetto di managerialità alla destra...
E' uno stereotipo. Io credo che il discrimine tra destra e sinistra sia questo. Laddove un manager o una dirigenza è contraria al cambiamento di uno status quo, vuole il mantenimento di privilegi o di diritti, è fautore di una politica più di destra. Quando invece il manager rappresenta un'istanza di cambiamento, allora vuol dire che ha una vocazione più di sinistra. E chi meglio di Penati rappresenta la voglia di cambiamento?

Se dovesse vincere Penati, la prima cosa da fare quale dovrebbe essere?
Penso che si debba rilanciare l'economia provinciale con interventi mirati sugli imprenditori e sull'innovazione. In più, ci vuole molta attenzione al tema della formazione: occorrono finanziamenti e supporto all'autoimprenditoria, occorre il riconoscimento sociale e politico della figura professionale del manager. Oggi non siamo riconosciuti a livello sociale.

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