Milano/ Barbara Pollastrini ad Affaritaliani.it: "Il Pd sia più laico. E la Binetti..."
Dunque la legge..?
Deve tenere insieme questi tre elementi. Perché alla fine tutto può concorrere a decidere sulla mia morte e sulle mie cure: le istituzioni, la famiglia, il medico… ma l’ultima parola è la mia. Not in my name. Nessuno può decidere per me. Oltre la Costituzione italiana lo prevedono la Carta dei diritti umani, la Convenzione di Oviedo e via dicendo. E in questo non c'è un riconoscimento solo del principio di libertà di cura . Ma della responsabilità della persona verso se stessa e della comunità verso la persona. Un testamento biologico da rinnovare ogni 5 anni pretende una riflessione sulla vita, sulla malattia, sul dolore, sul dopo. In fondo, se ci pensate, aiuta a una educazione permanente, all'interrogarsi sui grandi temi. Altro che relativismo! E, per favore, smettiamola di dipingere queste riflessioni come un conflitto tra laici e cattolici. Sono pensieri che attraversano tutti e a cui ognuno cerca di dare una risposta. Il compito del legislatore è non sposare alcuna verità assoluta e cercare una mediazione saggia e coerente costituzionalmente. Deve essere tutelato chi, non più in grado di intendere e volere, in stato vegetativo permanente, chiede ogni forma fino all'ultimo di cura e chi non vuole subire accanimento e lo dichiari per tempo. Tutti meritano uguale rispetto e accompagnamento. Tutti devono avere accoglienza, luogo, ospice, aiuti palliativi. Ho paura di leggi dogma e di leggi ideologiche che, nei fatti, evocano uno stato etico.Perchè dove si finisce con uno stato etico lo sappiamo.
Troverete infine una posizione omogenea? Ci sono mediazioni nel centrosinistra e tra maggioranza e opposizione?
Salvo pochissimi, il gruppo PD è d'accordo nell'affermare che il testo uscito dal Senato è illiberale, antidemocratico e anticostituzionale. Che deve riaprirsi il confronto in commissione e si deve ricominciare.
In questo paese sul tema della laicità si opera come sulla tela di Penelope. Bisogna ritesserla tutte le volte, con continue regressioni e ripetuti passi indietro. E’ come se si tornasse sempre a ritroso verso un’ anima profondamente e insopprimibilmente confessionale. Non siamo la Francia…
No. E neanche l’Inghilterra, la Spagna, gli Stati Uniti. Abbiamo una nostra “unicità” . Ma certo è tempo di cambiare per sbloccare questo Paese, per liberare energie e avanzare nell'etica della responsabilità e nel civismo.
Non si sente in minoranza in questa battaglia sulla laicità?
Mi succede di essere in minoranza per le mie convinzioni e di sentirmi dire che i problemi veri sono sempre altri. O, cosa peggiore, di sentirmi contrapporre le urgenze sulla materialità a quelle “rinviabili” di senso e democrazia piena. Ora vedo una certa maturazione e spero si consolidi e possa diventare permanente. D'altronde ci sono passata di recente coi Dico e con la Fecondazione. Credo che le classi dirigenti italiane, tutte- dall’informazione all’economia, dal sapere alla politica-invece di essere un passo in avanti, siano segnate da un certo conservatorismo, che ha origine dalla storia d’Italia. Un Paese sempre sul filo del rasoio, continuamente a rischio di democrazia. L’origine sta proprio in élites poco coraggiose e autonome.
Dunque la tela di Penelope…
Il tema torna perché la mancanza di laicità, di spirito liberale e di uguaglianza è una malattia irrisolta dell’Italia. Che origina altre patologie: una ricerca, una cultura e una scuola pubblica non sufficientemente sostenute, il valore del lavoro e dei meriti non riconosciuti. Opacità, consorterie e obbedienze premiate.



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