Insight di Affaritaliani.it/ Dopo l'addio di Glisenti, la Moratti torna militante. E Formigoni...
di Fabio Massa 
A vederla arringare, braccia larghe e bocca spalancata in un grande sorriso, la platea di azzurri sostenitori di Guido Podestà, Letizia Moratti non sembrava affatto la stessa che - con il volto teso - attaccava frontalmente il Governo a "Che tempo che fa". Addirittura, mentre allegramente sbagliava il nome dell'amico Guido (che di cognome fa Podestà e non Penati), pareva che i capelli avessero meno bagliori rossi.
"E' ovvio, non c'è più Paolo". La spiegazione - che Affari ha raccolto da persone vicinissime al primo cittadino milanese - è semplice. Letizia Moratti è cambiata dopo l'addio di Paolo Glisenti. Il suo braccio destro, il suo sostegno nei frangenti difficili, il suo stratega. L'uomo che, secondo quanto riferiscono i bene informati, le avrebbe ripetuto sempre, volta dopo volta, come un mantra, di restare al di fuori dei partiti, al di fuori degli schieramenti, protesa nella volontà di essere indipendente. Un atteggiamento che l'aveva portata, donna Letizia, a contestare anche apertamente l'esecutivo.
![]() Paolo Glisenti |
Una mossa, quest'ultima, che non va sottovalutata. Letizia Moratti ha infatti bisogno di non inimicarsi una componente fondamentale dell'elettorato milanese, quella lobby ciellina che sta riscrivendo il futuro urbanistico della city per mano dell'assessore Masseroli.
A proposito di Cl, anche Roberto Formigoni ha cominciato le grandi manovre di avvicinamento alla scadenza elettorale, il prossimo anno. Il "Celeste" si trova in una situazione difficile: da una parte la voglia di confrontarsi con una nuova esperienza, dall'altra i tanti amici che lo spingerebbero a cambiare la legge elettorale per affrontare un ulteriore mandato al Pirellone (anzi, nella nuova sede). Intanto, a Roma si vocifera che - messa fuori gioco la Lega Nord in base al patto Bossi-Berlusconi - un ministro del Pdl di primo piano che la Lombardia la conosce bene gradirebbe molto poter sedere sulla poltrona di Formigoni. Che ovviamente non gradisce, e non risparmia parole di fuoco per il Governo per la vicenda di Malpensa. Le pressioni, ad ogni modo, sono tantissime. Da una parte Cl, che non vuole perdere la presa - dopo la sconfitta di Roth in Fiera - anche sul ricchissimo settore della sanità, di competenza regionale. Dall'altra parte i nuovi poteri forti che richiedono un cambiamento radicale. Come dire: la marcia verso le regionali è cominciata. E sarà una matassa difficile da districare.



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