Innse, Rinaldini: "Giusta la forma di lotta ma lo sciopero non sparirà "
| LA CRONISTORIA Dopo quindici mesi, arriva al capolinea e trova soluzione la difficile situazione della Innse, l'officina metalmeccanica di Lambrate, in liquidazione. Dopo due giorni di incontri alla prefettura di Milano tra il proprietario dell'officina Silvano Genta, quello dell'area, l'immobiliare Aedes e il nuovo potenziale acquirente, il gruppo bresciano Camozzi, si e' arrivati a una soluzione. 17 Settembre 2008: la fabbrica e' messa sotto sequestro. 10 dicembre 2008: il giudice dissequestra lo stabilimento e lo consegna al proprietario, Genta. Gli operai cercano di occupare la fabbrica ma sono respinti dalla polizia. 12 dicembre 2008: sciopero generale 10 febbraio 2009: scortati da 80 poliziotti in assetto anti sommossa, due camion di Genta, sono entrati nelle fabbriche per portare via alcuni 'rottami-macchinari'. Forti disordini all'esterno per l'opposizione degli operai e dei loro sostenitori, e un bilancio di una decina di feriti. 5 marzo 2009: manifestazione di protesta degli operai della Innse a Settimo Torinese davanti al capannone di Genta. 4 agosto 2009: dopo mesi di tensioni e giornate di proteste, quattro operai e un funzionario della Fiom, sono riusciti a entrare all'interno dello stabilimento, aggirando il presidio delle forze dell'ordine che si trova davanti ai cancelli d'ingresso, e sono saliti su un carroponte. Ci sono rimasti sette notti. |
Come giudica il caso Innse e quanto hanno fatto gli operai per salvare la fabbrica?
Quello che è successo alla Innse è una conferma di ciò che i lavoratori hanno sempre sostenuto, cioè che non era vero che i problemi fossero di carattere produttivo, sia rispetto allo stato dell'azienda che alle prospettive di mercato, ma che in realtà era tutta un'operazione per fare speculazione edilizia. E questo si capiva chiaramente anche dalla ricostruzione di quanto avvenuto nello stabilimento in questi anni: macchinari comprati a prezzi di liquidazione a poco più di un appartamento a Milano e poi rivenduti in modo da guadagnarci un mucchio di soldi.
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Per difendere i propri diritti ai lavoratori non serve più lo sciopero?
Come sempre c'è un rapporto tra quello che avviene nelle stanze di un'azienda e le forme di lotta che i lavoratori attuano. Al termine dell'incontro che abbiamo avuto a suo tempo con il vice prefetto, quando ci fu confermata l'intenzione di proseguire nello smantellamento delle macchine, era chiaro che il problema non era far uscire o non fare uscire i camion bensì bloccare lo smontaggio dei macchinari e trovare nel frattempo una soluzione industriale. Per questo alcuni lavoratori, insieme con i funzionari sindacali, hanno deciso di salire sopra le gru. Uno può anche pensare di presidiare e non fare uscire i macchinari ma questa forma di lotta si sarebbe magari conclusa con uno scontro con la polizia ma a quel punto, con le macchine smontate, la fabbrica era già chiusa.
Salire sulle gru è stata dunque una forma di protesta necessaria?
Sono andato più volte a trovare gli operai e non erano certo in una condizione facile, sotto una temperatura che sarà stata di 70 gradi. E in più erano 15 mesi che facevano presidio giorno e notte. Ma quando la polizia ha fatto entrare una squadra di lavoratori per far smontare le macchine a quel punto non rimaneva altra forma di lotta.
Quello della Innse è un caso che farà scuola dal punto di vista della lotta sindacale?
Non esiste una sola forma di lotta. Sono i lavoratori di volta in volta a decidere quella più adatta a seconda del conflitto che si apre. In questo caso gli operai della Innse hanno avuto un'ottima idea, decidendo autonomamente e giustamente insieme con i funzionari sindacali. L'alternativa sarebbe stata bloccare l'uscita dei camion dalla fabbrica e andare allo scontro con la polizia ma a quel punto la partita sarebbe stata già persa.



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