Il rilancio delle cascine
Di Maurizio De Caro
Fanno parte delle numerose mitologie condivise, le cascine lombarde che marcano il vasto orizzonte della pianura padana come segnali estetici del passato e che con l'antropizzazione del territorio nel secolo scorso, si sono incuneate come gemme polverose, memoria di antiche produzioni agricole, rurali. Già venti anni fa col piano delle cascine milanesi avevamo immaginato nuovi scenari polifunzionali per queste complesse architetture, spesso dismesse se non addirittura "archeologia sconnessa"nel paesaggio. L'Expo,recente panacea dei mali dell'architettura nostrana ha inserito e ridato linfa teorica all'ipotesi di un recupero dell'intero sistema,circoscrivendo alle funzioni originarie,sia pure articolate,questo enorme progetto di restauro. bCredo sia necessario, invece, immaginare che le cascine milanesi possano diventare una rete di punti di produzione culturale capaci di migliorare, attraverso l'insediamento di "funzioni dense",le condizioni di degrado al contorno dell'edificato. Non solo ambiente ma un piano per una ecologia culturale dove le memorie del passato agricolo tornano a produrre alimenti diversi,per la mente.In fondo il tema dell'Expo deve essere ampliato alla cultura per "nutrire il Pianeta",dopo averlo sfamato. E' possibile con le normative vigenti e ,a maggior ragione dopo l'approvazione futura del PGT , immaginare Centri di Ricerca per le undici università milanesi con un corollario di residenze per studenti e visitor professor,musei tematici (natura,agricoltura,paesaggio), luoghi per l'ascolto della musica e strutture di residenzialità temporanea per i parenti dei degenti dei centri ospedalieri. Il piano degli anni novanta (che non si discostava dalle indicazioni contenute in quello proposto recentemente) mi ha consentito di realizzare ad esempio la sede della Comunità Exodus di Don Mazzi,da cui è partita la rinascita del Parco Lambro.
Il tema del recupero deve garantire la massima flessibilità funzionale,scevra dai consueti appetiti speculativi ma,evitare la naturale deriva romantica, ottocentesca dell'impensabile salvaguardia delle funzioni originarie perché è dei mesi scorsi la chiusura dell'ultima grande cascina a Ponte Lambro, dove resisteva stoicamente un'azienda agricola perfettamente funzionante. Diversa è ovviamente la situazione del Parco Sud, dove prosperano cascine che vanno salvaguardate e potenziate nella loro funzionalità agricola.Ridefinire questo sistema di architetture diffuse significa costruire un percorso per una nuova ecologia territoriale,urbana che comporti oltre alla possibilità di tornare a fruire di questi luoghi,sconosciuti alla gran parte dei milanesi,ripristinare vaste aree contaminate, margini privi di funzioni pubbliche e sociali.Recuperare la nostra memoria serve per indagare una nostra idea di sviluppo sostenibile per il futuro e di progettazione urbanistica non invasiva perché il paesaggio storico lombardo di "riconosce" in quei manufatti e da quelle nuove ipotesi di utilizzo funzionale passa la nostra idea di città e di comunità del futuro. Costruire paesaggi culturali significa tornare ad amare il nostro territorio invece che assistere passivi alla sua sistematica distruzione. Nella storia di ogni cascina c'è un pezzo del nostro futuro di milanesi.



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