Il sale sulle ferite
di Fabio Massa
Una sconfitta che è una vittoria, una vittoria che è una sconfitta. Il primo congresso del Pdl provinciale di Milano si chiude così. Con il volto noto Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano, appoggiato solo da se stesso e dai fedelissimi, perdente nei confronti di Sandro Sisler, volto nuovo (e dunque, non noto) appoggiato invece da tutti. Si chiude, un po' mestamente, assomigliando molto al Pd dei tempi peggiori: tante correnti, tanta cattiveria, pessime prospettive per il futuro. Il partito di plastica è finito, si dirà. Ed è proprio così. Ma non è detto che il partito "vero" possa dare soddisfazioni nell'immediato futuro. Certo, nel dibattito c'è l'ultima scarica di defibrillazione. L'ultimo tentativo di rianimarsi. E nel dare questa scarica molto ha contato la decisione di Guido Podestà di mettere un po' di sale alla competizione, anche se poi parte di questo è finito sulle ferite vere, e ora ancora più doloranti, di un Pdl che non ha mai avuto una struttura. Nel Pd, dove di queste cose sono più che esperti, dicono che il momento per cambiare il partito è quando si vince, perché quando si vince tutto è più semplice. Poi, però, vedasi proprio i democratici, quasi nessuno lo fa. E bisogna ricorrere ai mea culpa durante la sconfitta, alle lotte intestine. Bisogna sperare che nel sangue che scorre, rito ancestrale ma politicamente sempre attuale, possa vedersi un segno di rinascita. Aruspici che nella cattiva sorte cercano buoni auspici futuri. Aspettando magari il ritorno del salvatore (Mantovani lo scandisce dal palco: "Silvio sta studiando una strategia per rilanciare il Pdl").
Una cosa è certa: Podestà, di forza, ha deciso di far voltare pagina. Con una coerenza che forse ci si sarebbe aspettata dal governatore Formigoni, evidentemente estenuato da un rimpasto di giunta laborioso, complicato. Non un semplice maquillage, ma l'estremo tentativo di tenere tutti insieme. Ecco, quella coerenza del Celeste è andata smarrita nel rifiuto di partecipare alle primarie del partito. Ancora una volta, il governatore ci prova, ma poi tira indietro la gamba prima del salto. Uomo prudente, potrebbe dire qualcuno. Ma il balzo prima o poi bisogna pur tentarlo, anche a rischio di cadere nel vuoto. Proprio come Podestà, che quel salto l'ha tentato e che adesso qualche problema ce l'ha. Ma solo di prospettiva lunga (leggasi il futuro dopo la provincia), perché nel corto periodo, tatticamente, saltando nel vuoto si è "incastrato" nella segreteria con un drappello di 8 membri. In più, ha contato la propria corrente, che a Milano vale un quarto del partito. La prossima sfida è sul cittadino, dove Tatarella - come può anticipare Affaritaliani.it - non si ritirerà. Anche lui, come il suo capo Podestà, ha deciso di correre fino in fondo. Perché a volte, certe sfide perse, servono come base per salti futuri.
Chiudiamo con un complimento. A Sandro Sisler. Facile sarebbe elogiare il vincitore. Ma non è per questo che colpisce questo giovane lungo lungo, che mentre parla con l'interlocutore quasi si china, per ascoltare meglio. Colpisce per la sua umiltà congenita, una umiltà che non è povertà d'idee ma disposizione ad accettare suggerimenti. Ora si vedrà se all'umiltà si accompagnerà la capacità di decidere. Che, poi, è un'accoppiata vincente in un partito che ha smarrito non solo l'anima, ma anche la plastica di cui era fatto.


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