Garlasco, l'accusa: "L'orologio incastra Stasi"
Chiara Poggi e' stata uccisa nella seconda parte della mattinata del 13 agosto 2007. E' la mossa a sorpresa che ha caratterizzato la prima parte della requisitoria che il Pm di Vigevano Rosa Muscio sta svolgendo al processo per il delitto di Garlasco. Lo spostamento dell'orario era, in realta', atteso, dopo che la perizia informatica aveva dimostrato che Alberto Stasi ha effettivamente lavorato alla sua tesi di laurea dalle 09:36 alle 12:20 della mattina del crimine.
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Lo spostamento delle lancette in avanti dell'orario del delitto e' funzionale a una nuova lettura del quadro indiziario del crimine di Garlasco. E, per il Pm Rosa Muscio, serve a dimostrare che il racconto di Alberto non sarebbe cosi' granitico come appare, ma mostrerebbe delle falle decisive. Dire che Alberto uccide in tarda mattinata tra le 12:20, ora in cui spegne il computer e le 13:49, quando trova il cadavere della vittima e chiama il 118, stando al suo racconto, significa anche affermare che le macchie di sangue sul pavimento della villetta di via Pascoli erano freschissime nel momento in cui sono arrivati i Carabinieri. Quindi, e' il ragionamento del Pm, Alberto non poteva non sporcarsi con quel sangue ancora cosi' liquido le suole delle scarpe che indossava. Dunque, l'ora piu' tarda del delitto consente al Pm, almeno a livello logico, di 'salvare' quello che ha sempre reputato l'indizio 'principe' del processo. Collocare il delitto nella tarda mattinata e' utile al rappresentante della pubblica accusa anche per 'cancellare la bicicletta nera che viene notata intorno alle 09:20 da una vicina di casa della famiglia Poggi.
Il mutamento dell'orario non sembrerebbe essere tuttavia condiviso dal legale della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, che prendera' la parola dopo il Pm, ma il cui orientamento appare quello di privilegiare la tesi del delitto tra le 09:10 e le 09:36. Inoltre, la nuova prospettiva del Pm sembrerebbe scontrarsi con le testimonianze dei Carabinieri intervenuti nella villetta nell'immediatezza del delitto, i quali hanno messo a verbale di aver visto le macchie di sangue secche, e non fresche, della vittima sul pavimento. Versione che era stata confermata nella sua perizia medico-legale da Lorenzo Varetto, l'esperto nominato dal Gup, il quale scriveva "la quasi totalita' delle macchie erano secche o semisecche, gia' dopo 40 minuti dall'ingresso di Alberto nell'abitazione".
Al termine della requisitoria, il pm di Vigevano, Rosa Muscio, ha chiesto la condanna a trent'anni di reclusione per Alberto Stasi per omicidio volontario, aggravato dalla crudelta', della fidanzata Chiara Poggi. Il pm ha chiesto al giudice Stefano Vitelli di non concedere le attenuanti generiche all'imputato



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