Pd Milano/ Francesco Laforgia: ecco perché sto con Stefano Draghi
Da quelle stesse persone con cui ho parlato in questi giorni ho sentito un appello a costruire un partito vero e unito, un partito che prepari una discussione approfondita per arrivare al congresso del 2009, che eviti la conta tra “tribù” e che attraversi questa transizione per lanciare, dal prossimo congresso, una nuova squadra al servizio del Pd milanese. Per queste ragioni ho dato la mia disponibilità a sostenere la candidatura di Stefano Draghi a coordinatore cittadino. Credo che per competenza e conoscenza delle dinamiche che regolano il funzionamento di quella grande comunità di persone che è il Pd, Stefano possa interpretare al meglio questa fase di transizione. Credo possa essere una figura di riferimento nei prossimi mesi e penso svolgerà al meglio il lavoro, soprattutto se vorrà seguire alcune indicazioni. 1) Non dovrà essere una figura “solitaria” ma dovrà avvalersi di un gruppo di giovani, donne, competenze, risorse di cui il Pd milanese è pieno.
Non si tratta di costruire una segreteria (che pur si potrà realizzare se i circoli lo vorranno) ma di un metodo di lavoro, che affidi a risorse fresche il compito di avviare progetti pilota nel partito, in coordinamento con i circoli e i coordinatori di zona, e che si occupino di alcune fondamentali questioni politico-organizzative (il tema del finanziamento dei circoli, la formazione, la comunicazione, il rapporto con le istituzioni, l’elaborazioni su alcuni temi). 2)Dovrà preparare il terreno per la discussione congressuale. Bisognerà coinvolgere i circoli per avviare subito tavoli di lavoro tematici che porteranno un contributo alla conferenza programmatica nazionale del Pd prevista per Gennaio e che serviranno ad avviare il partito al congresso. In questi mesi abbiamo affrontato la discussione fondamentale sulle regole, sugli statuti, sul funzionamento del partito. Nei prossimi mesi dobbiamo ritornare a parlare di politica, rivolgendo lo sguardo alle trasformazioni di Milano e del paese. Dobbiamo costruire un partito “tosto”, che dica cose chiare e coraggiose, degne di un partito riformista e radicale nella sua proposta. 3)Infine dovrà contrastare, in questi mesi di transizione, la logica delle correnti e delle fazioni, perseguendo democraticità e trasparenza delle decisioni.



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