Formigoni, il celeste isterico
Di Fiorello Cortiana e Franco D’Alfonso
Si costituisce l'ex assessore regionale Pdl, Massimo Ponzoni. Arrestati invece gli altri protagonisti dell’ennesima indagine per corruzione condotta dalla Procura di Monza: il faccendiere Filippo Duzioni, il vicepresidente della Provincia di Monza e Brianza Antonino Brambilla, l’ex sindaco di Giussano Franco Riva, il consigliere provinciale Rosario Perri.
Prima la disavventura giudiziaria dell’ex assessore regionale Pdl Franco Nicoli Cristiani dopo che già in passato, un paio d’anni fa, era finito in carcere l’ex assessore al turismo Piergianni Prosperini che si portava a casa dei bei soldi facendosi restituire dalle tv locali una percentuale dei budget della Regione per gli spot turistici; ora anche la disavventura di Massimo Ponzoni, definito da Gianni Barbacetto “il golden boy della Brianza berlusconiana, record di preferenze alle elezioni regionali (11 mila), cravatte giuste, auto di pregio, incarichi d’eccellenza: due volte assessore nelle giunte di Roberto Formigoni e coordinatore del Pdl brianzolo”. Disavventure giudiziarie che scuotono la Regione Lombardia e fanno perdere addirittura le staffe a Formigoni, il “Celeste” come viene chiamato senza ironia dai suoi fedelissimi: "È un attacco diretto della sinistra contro il Pdl e contro di me". Anche se, è il caso di chiarire, Ponzoni si è consegnato alla magistratura e non alle sede del Pd… Dopodiché Formigoni scarica gli arrestati : “Con il senno di poi è stato un errore candidarli”, dimenticando di essere stato lui a scegliere Prosperini, Nicoli Cristiani e Ponzoni. E conferma che non pensa a dimettersi ma conta di arrivare a fine mandato, a meno che non si apra un’opportunità per le elezioni politiche. Formigoni, insomma, ha iniziato ad usare il registro presuntuoso e stizzito di Berlusconi: non gli riesce più il giochino di chi si chiama fuori perché arriva all'ultimo piano del Pirellone-bis in elicottero e non si cura di quello che accade nei piani di sotto.
Avrebbe invece dovuto preoccuparsi per tempo di quel che succedeva attorno a lui. Perché attorno a lui e al Pirellone si agita una nuova tangentopoli, più raffinata di quella di venti anni fa. Scrive Francesco Merlo: “È da 17 anni che Formigoni galleggia su una schiera di faccendieri, appalti, società corruttrici, ville abusive, false fatturazioni, finanziamenti illeciti, reati contro il patrimonio, bancarotte fraudolente… un’orgia affaristica dentro la sua Regione Lombardia dove fanno capolino anche la ‘ndrangheta e la criminalità organizzata”. Anzi, i boss della ‘ndrangheta non sono comparse: parlano ormai direttamente con i politici formigoniani, forniscono pacchetti di voti e finanziamenti. E quello che si agita attorno al Pirellone non è a senso unico: in questa orgia affaristica non ci sono solo gli uomini del centrodestra, ci sono anche quello del centrosinistra come è emerso con lo scandalo di quella gigantesca macchina d’affari messa in piedi attorno a Filippo Penati, ex uomo forte del Pd a Milano.
La Lombardia di Formigoni è la stessa di Penati. Oil for food, la raccolta di firme false scoperta dai radicali, Prosperini, l’inceneritore, Nicoli Cristiani, la Minetti, don Verzé e Piero Daccò, il faccendiere targato Cl come lui. E la Lombardia di Formigoni, scrive Merlo, finisce per “assomigliare maledettamente sempre più alla Sicilia, alla Calabria, alla Campania, al Sud delle clientele e delle parrocchie”.
Anche per Formigoni i voti,... e i finanziamenti si contano e non si pesano, così anche il Celeste ha fatto un patto con il Faust della politica per partecipare in modo competitivo alla competizione nazionale dopo B. Ma non c'è alcuna eredità da contendere, ci sono un Paese ed il suo Stato da ricostruire, qui servono onestà e competenza.


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