"Per te un futuro... a Roma". La Lega fa gli auguri a Formigoni
"Al presidente Formigoni faccio gli auguri di un grande avvenire a Roma...". La frase è del presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni al governatore Formigoni (pace fatta, insomma, dopo le fibrillazioni dovute alla sovrapposizione dei brindisi così come raccontato da Affaritaliani.it). Il Celeste, in abito scuro d'ordinanza, questa volta niente camicia hawaiana, sorride. Ma non più di tanto, perché con il Celeste a Roma, la Regione si tingerebbe di verde, nei piani di Bossi e del Carroccio. La cornice per gli auguri di Natale è da favola, il 39esimo piano di Palazzo Lombardia. Sala affollata e tartine, anche se il Governatore non ha toccato boccone. "Il nostro consuntivo è estremamente positivo", afferma soddisfatto il presidente lombardo. Che aggiunge: "La crisi morde anche la nostra Regione. Ma la gente è consapevole ed è disposta ad affrontare i sacrifici più del passato. In questo momento dobbiamo rafforzare la rete della solidarietà".
E Boni gli fa eco: "Sono orgoglioso di essere il presidente del Consiglio con il suo governo perché ogni volta che mi siedo a un tavolo viene sottolineata l'ottima performance della Regione. Nonostante la manovra, siamo più avanti rispetto alle altre 19 Regioni". E dopo lo scambio di complimenti, l'augurio di un grande futuro nazionale: "Al presidente Formigoni faccio gli auguri di un grande avvenire...". E se così fosse, che cosa succederebbe? Quali potrebbero essere i leghisti in pole per il posto più importante del Palazzo Lombardia? Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, nel Carroccio il totonomine dà come favoritissimo l'ex ministro Roberto Castelli, da un po' fuori dai giochi romani ma molto attivo nel consolidare la base del partito. In gioco potrebbe anche entrare Andrea Gibelli, attuale capodelegazione in giunta e esponente di spicco in Lombardia. Così come lo stesso Davide Boni, presidente del consiglio regionale ed ex assessore. Tra gli altri nomi che si sono fatti, in passato, c'è anche quello di Roberto Maroni. Ma per lui questa prospettiva potrebbe allontanarsi, visto che il movimento si starebbe affidando a lui - dopo una parziale ricomposizione della frattura con il cerchio magico - per rilanciare la propria azione politica. Dopo il Veneto di Luca Zaia e il Piemonte di Roberto Cota, la Lombardia completerebbe il quadro di dominio leghista al Nord e metterebbe le basi per il vecchio pallino di Bossi: la secessione.
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