Filippo Penati (Pd) ad Affaritaliani.it: “Vincerò io: Formigoni è logoro e schiavo dei partiti”
![]() Filippo Penati (Pd) |
Che cosa pensa dello scontro in atto tra Pdl e Lega sulla raccolta delle firme per la candidatura di Formigoni?
"Quello che ha detto Giorgetti ad Affaritaliani.it sul listino, ovvero che lo hanno presentato sabato 27 con i posti cambiati, è una dichiarazione di colpevolezza".
Perché?
"Se si cambiano i nomi e lo stesso ordine delle candidature bisogna ricominciare da capo a raccogliere le firme. Non si può cambiare il listino e considerare valide le firme raccolte prima delle modifiche. A tal proposito le faccio un esempio...".
Faccia pure...
"Ho chiesto a un'operaia di candidarsi nel mio listino per rappresentare le lavoratrici che difendono il loro posto di lavoro. Questa signora, una persona semplice e perbene, ha inizialmente accettato la candidatura, ma dopo 48 ore ha declinato l'offerta dicendomi che non se la sentiva di parlare in pubblico e mi ha chiesto di trovare un candidato alternativo. Mi sono informato e mi hanno detto che se avessi voluto sostituirla avremmo dovuto ricominciare a raccogliere le firme: siccome ne avevamo raccolte già un po' ho convinto la signora a restare. L'unica cosa che potevamo fare, se lei avesse voluto comunque ritirare la sua candidatura, sarebbe stata quella di cancellare un nome e presentare 15 candidati anziché 16".
Quindi?
"Se Giorgetti dice che è stato cambiato il listino sabato mattina deve dimostrare che dal momento in cui è stato cambiato l'ultima volta si sono raccolte 3500 firme. Altrimenti vuol dire che hanno raccolto le firme su un modulo in bianco e non è possibile farlo. Per quanto mi riguarda io avevo questo problema e l'ho risolto".
Tornando allo scontro nel Centrodestra...
"Quello che emerge è che Formigoni è prigioniero di una partitocrazia rissosa e correntizia. Il listino è quello del presidente e non quello dei partiti. Io ho chiuso la mia lista con una settimana di anticipo. Nel caso di Formigoni hanno deciso i partiti. Il candidato del Centrodestra è vittima di una guerra fratricida non solo tra ex An e Lega ma soprattutto delle faide interne al Pdl stesso".
Proprio Salvini sostiene che la Lega non è abituata a scannarsi col coltello per candidare i suoi uomini...
"Ha ragione. Il listino è quello del presidente e ne risponde lui: i partiti hanno già le loro liste e non può diventare un'appendice della scelta dei partiti. Formigoni è prigioniero delle logiche dei partiti: il Pdl è in una condizione di rissosità enorme. Stupisce che Formigoni sia succube di questa situazione e che non abbia la forza di imporsi sull'ingordigia dei partiti della sua coalizione".
Pensa che questo scontro possa avvantaggiarla?
"La voglia di cambiamento era già presente in Lombardia e soprattutto a Milano prima che esplodesse il caso firme. Questa questione dimostra che, la classe politica che si candida con Formigoni per governare la Regione per la quarta volta, è al capolinea: tutto ciò rappresenta la degenerazione di un sistema politico che si sente al sicuro, arrogante e al riparo da ogni critica e per questo se ne frega delle regole. Un potere politico logorato che si sente padrone e non sottoposto alle regole e al giudizio democratico".
Crede che alla fine Formigoni parteciperà alle Regionali?
"Non mi pongo il problema. Lo accerterà chi di dovere. Intanto continuo a fare la mia campagna elettorale che non faccio contro Formigoni ma per un progetto politico alternativo. Comunque vadano le cose, credo che la questione firme sia il segnale di una classe politica logorata e al capolinea".
Che obiettivo si prefigge in termini percentuali?
"Lo stesso che avevo prima: vincere".
Daniele Riosa



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