Expo/ Nasce un nuovo quartiere da 300mila persone. Si chiamerà Qt15
Un villaggio per l'accoglienza di commissari e direttori di padiglioni ispirato al modello di Qt8, il quartiere-giardino sperimentale edificato a Milano al termine della seconda guerra mondiale. E' uno degli aspetti analizzati stamani sul masterplan di Expo nel corso della visita all'Ufficio di Piano della Bovisa della commissione consiliare Expo.
Il nuovo "Qt15" occupera' un'area di 30mila metri quadrati e sara' diviso in 3 parti affacciate tutte sulla stessa via d'acqua interna al sito. "L'idea e' quella di riprendere il modello di Qt8 nel quale, come in quel caso, chiamare gli architetti a progettare un nuovo modo di vivere a Milano, riprendendo comunque il modello tradizionale dei Navigli", ha spiegato Matteo Gatto, responsabile dell'Ufficio di Piano. Altro aspetto fondamentale del progetto, la strutturazione del sistema idrico per convogliare l'acqua dall'esterno all'interno del sito. "Un'opportunita -ha specificato Gatto- per aumentare il coinvolgimento del comuni limitrofi di prima e seconda fascia".
Sulle perplessita' sollevate da alcuni consiglieri relativi a cronoprogramma e costi, e' arrivata la rassicurazione di Renzo Gorini, direttore Infrastrutture di Expo. "Le cose che stiamo progettando sono, ad oggi, sostenibili come tempi e come costi. Il masterplan e' praticamente finito, stiamo sistemando i dettagli e la documentazione - ha detto-Presenteremo il masterplan il 30 aprile e ci aspettiamo una sostanziale approvazione dal Bie. In attesa dell'approvazione formale, che dovrebbe arrivare entro ottobre, partiremo subito con la progettazione esecutiva".
Centralita' del tema, protagonismo dei partecipanti, qualita' del paesaggio, sostenibilita' e modello di legacy innovativo. Sono questi i 5 punti sui quali, ha spiegato Gatto ai consiglieri, il team della Bovisa ha lavorato per tradurre il concept di Expo in master plan. "Non ci aspettiamo che i paesi arrivino con grandi progetti monumentali, ma con progetti specifici sul tema", ha detto illustrando le differenze rispetto alle altre esposizioni, a partire da quella di Shangai. "Il nuovo paradigma di questo Expo e' che tutto il sito sia il tema, passare dalla monumentalita' delle grandi icone a quella del paesaggio". Altra novita', la "democraticita'" nella suddivisione degli spazi. "A tutti i paesi sara' data la stessa visibilita' con un affaccio di 18 metri uguale per tutti sul decumano, lungo all'incirca come corso Buenos Aires. L'Italia, invece, non avra' un padiglione, ma una strada, il cardo. All'incrocio tra i due assi, una piazza, grande come Piazza della Scala: il punto in cui l'Italia incontra il mondo". Quattro, invece, i punti di attrattivita' previsti: un lago, un anfiteatro, una collina e un auditorium.
Infine, quello che rimarra' di costruito al termine dell'evento: 3 padiglioni (che andranno probabilmente ad ospitare i nuovi studi Rai), le serre con i biomi, il lago, una cascina, l'anfiteatro, l'auditorium e un palazzo di rappresentanza, Palazzo Italia. "Il progetto ha subito molte evoluzioni, ma siamo sotto il 50% di costruito rispetto a quanto previsto dal concept -ha assicurato Gatto- circa il 50% dell'area del sito, al netto delle infrastrutture, rimarra' un grande parco che continuera' a sviluppare il tema dell'Expo".



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