Expo, c'è tutto tranne il necessario
Martedì, 22 giugno 2010 - 08:33:00
Di Giuseppe Morello
Immaginate di aspettare molti ospiti a cena per le 8 e che alle 7 non avete ancora deciso il menu, né fatto la spesa perché non sapete su quanti soldi contare. Avete già pronte solo poche tartine stantie, senza sapere ancora chi cucinerà e chi apparecchierà. In queste condizioni è lecito chiedersi se la cena si farà.
Non dissimile la situazione di Expo 2015. Il presidente, Diana Bracco, aspetta il cda di giovedì per un redde rationem (ma finora dov’era?) e intanto lamenta che Tremonti ha tagliato fondi e tolto poteri alla società organizzatrice. L’ad Lucio Stanca è ormai delegittimato (Salvini della Lega ne chiede le dimissioni sul nostro giornale), non solo per aver fatto troppo il solista (decisioni e assunzioni ignorando il cda), ma anche perché il famigerato articolo 54 della Finanziaria di fatto esautora l’amministratore delegato, il cui compito – paradossalmente – era proprio quello di garantire fluidi rapporti con il Tesoro.
E mentre Stanca traballa sotto i colpi di Tremonti, c’è già il nome del successore, Giuseppe Sala, direttore del Comune. Divertente, no? Peccato che si tratti di darsi da fare a organizzare la manifestazione internazionale che dovrebbe rilanciare Milano e che muove diversi miliardi di euro e non la sagra dell’ossobuco. Il bailamme è ormai insopportabile e ha già generato ritardi preoccupanti. In più col passare dei mesi i fondi si restringono, perché il governo taglia ma anche perché Expo è un’azienda ancora senza ricavi ma già con un piano di riduzione dei costi e di taglio casuale dei progetti, dato che finora è stata usata come un bancomat per locupletare un po’ di amici. La cena, insomma, la facciamo o dobbiamo ordinare le pizze a domicilio all’ultimo momento?
giuseppe.morello@affaritaliani.it
Immaginate di aspettare molti ospiti a cena per le 8 e che alle 7 non avete ancora deciso il menu, né fatto la spesa perché non sapete su quanti soldi contare. Avete già pronte solo poche tartine stantie, senza sapere ancora chi cucinerà e chi apparecchierà. In queste condizioni è lecito chiedersi se la cena si farà.
Non dissimile la situazione di Expo 2015. Il presidente, Diana Bracco, aspetta il cda di giovedì per un redde rationem (ma finora dov’era?) e intanto lamenta che Tremonti ha tagliato fondi e tolto poteri alla società organizzatrice. L’ad Lucio Stanca è ormai delegittimato (Salvini della Lega ne chiede le dimissioni sul nostro giornale), non solo per aver fatto troppo il solista (decisioni e assunzioni ignorando il cda), ma anche perché il famigerato articolo 54 della Finanziaria di fatto esautora l’amministratore delegato, il cui compito – paradossalmente – era proprio quello di garantire fluidi rapporti con il Tesoro.
E mentre Stanca traballa sotto i colpi di Tremonti, c’è già il nome del successore, Giuseppe Sala, direttore del Comune. Divertente, no? Peccato che si tratti di darsi da fare a organizzare la manifestazione internazionale che dovrebbe rilanciare Milano e che muove diversi miliardi di euro e non la sagra dell’ossobuco. Il bailamme è ormai insopportabile e ha già generato ritardi preoccupanti. In più col passare dei mesi i fondi si restringono, perché il governo taglia ma anche perché Expo è un’azienda ancora senza ricavi ma già con un piano di riduzione dei costi e di taglio casuale dei progetti, dato che finora è stata usata come un bancomat per locupletare un po’ di amici. La cena, insomma, la facciamo o dobbiamo ordinare le pizze a domicilio all’ultimo momento?
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