"Ecco perché difendiamo Dahò"
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LA LETTERA DELL'AMMINISTRATORE UNICO MARIA BERRINI
Amministratore Unico AMAT srl |
Egregio Direttore,
ormai da alcuni anni sono dirigente di AMAT, Agenzia Mobilità e Ambiente del Comune di Milano, e responsabile dell’area che si occupa di sistemi informativi e di modellistica dei trasporti. Leggo con stupore sul suo quotidiano due attacchi violenti, di cui non riesco a darmi una ragione, nei confronti di un collaboratore di AMAT che ho personalmente contribuito a selezionare (attraverso procedure di pubblica evidenza) per la sua, credo indiscutibile, esperienza e competenza professionale.
Giorgio Dahò è un professionista stimato che da quasi trent’anni si occupa di ingegneria dei trasporti e, in particolare, dello sviluppo ed utilizzo di modelli di trasporto. Questa è la sua esperienza; per questa esperienza da alcuni anni è collaboratore di AMAT, nei confronti della quale svolge un’attività di consulenza pressoché a tempo pieno. Il suo compenso professionale (51.000 € nel 2011) non è una “notizia di stampa”, o un “rumor”, ma un dato ricavabile dal sito web di AMAT, sul quale, in totale trasparenza, sono pubblicati tutti gli incarichi professionali conferiti e i relativi importi. E’ troppo? Per l’esperienza e competenza del professionista penso proprio di no; comunque il compenso non è certo riconosciuto per il ruolo di Dahò nell’associazione pendolari ma, ovviamente, per il prezioso lavoro che svolge in AMAT come ingegnere trasportista .
Giorgio Dahò vive a Lecco e, come tanti, fa il pendolare, tutti i giorni, da questa città a Milano. Per una scelta civica personale ha deciso da anni di partecipare attivamente al movimento pendolari, da utente del servizio e, parrebbe per sua sfortuna, ha messo in questo impegno anche la sua competenza professionale. Avrà torto o ragione nelle posizioni che prende ma almeno, per una volta, è uno che sa di cosa sta parlando.
AMAT cosa avrebbe dovuto fare? Non considerare la sua candidatura ad una collaborazione professionale per questo suo impegno civico? Non rinnovargli il contratto perché in questa veste “critica il servizio ferroviario regionale”?
Giorgio Dahò sembra avere anche la colpa di non criticare il servizio di ATM. E in che veste avrebbe dovuto farlo? In quella di rappresentante dei pendolari del servizio ferroviario? Siccome però ha un contratto professionale con AMAT, quest’assenza di critica nei confronti di ATM s’insinua sia sospetta. Ora, se il giornalista si desse la pena d’informarsi potrebbe facilmente scoprire che AMAT non è “un partner di ATM” ma la società che per conto del Comune di Milano svolge, fra gli altri, il delicato compito di monitoraggio e supporto al controllo del contratto di servizio di ATM. Le critiche all’operato di ATM, AMAT le svolge, quando necessario, in questo ruolo e in ragione di questo incarico; grave sarebbe, questo sì, che un suo consulente utilizzasse informazioni avute nel quadro della sua attività professionale per svolgere un’azione di tipo “sindacale”. Questo non è mai avvenuto, proprio per la serietà professionale di Dahò, ma questa sembra essere un’ulteriore colpa attribuitagli.
L’assessore regionale ai trasporti Raffaele Cattaneo, imboccato dall’intervistatore, insinua ”Non voglio mettere in croce Dahò, ma questo fatto (l’incarico professionale di AMAT) butta una nuova luce sul personaggio. Apprezzo Dahò quando fa il sindacalista dei pendolari, non lo apprezzo quando più spesso si assurge a unica voce in grado di portare assoluta e indiscutibile la volontà dei viaggiatori. Questo fatto (sempre l’incarico professionale di AMAT) dimostra che non può assumere questo ruolo.”
Bizzarra tesi: Dahò può fare il “sindacalista”, basta che rinunci a fare il proprio lavoro. O, almeno, che non lavori per una società del Comune di Milano, se osa criticare un servizio della Regione Lombardia!
Distinti saluti
Luca Tosi
(Responsabile Sistemi Informativi e di Gestione
Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio S.r.l. )
RISPOSTA - Stranezze. La difesa di un collaboratore è sempre cosa giusta, se si ritiene sia persona valida. Quindi nulla di strano nel fatto che sia l'amministratore unico di Amat Maria Berrini, sia il Responsabile Sistemi Informativi Luca Tosi prendano carta e penna e "chiariscano" che l'ingegner Dahò è un bravo professionista, stimato etc. Quello che è strano è che nella lettera di Tosi viene criticato il fatto che un giornalista (io) abbia osato fare una domanda a Cattaneo su un caso peraltro sollevato dalla stampa. E viene pure criticato il fatto che si definisca "partner" di Atm l'Amat. Allora lo dico chiaramente: partner è una parola impropria: diciamo che le due società hanno la stessa proprietà (Palazzo Marino), gli stessi obiettivi (servire i cittadini milanesi), e sono - semplificando - l'una controllora dell'altra. Amat infatti deve valutare la qualità del servizio di Atm. Questo lo scrive l'amministratore unico Berrini. Quindi, Amat e Atm non sono partner. Ma addirittura qualcosa di più. Detto questo, non discuto sul valore di Dahò. Bravissima persona e stimato professionista, è lecito abbia qualunque incarico in qualunque società. Parimenti però, caro dottor Tosi, deve essere lecito che io possa fare domande a un assessore regionale senza che si parli di "imboccamento". Questo - lo si capisce bene - offende sia me che (soprattutto) lui. (Fabio Massa)


difendiamo dahò amat
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