E Tettamanzi lava i piedi a disoccupati e precari
Giovedì, 1 aprile 2010 - 18:52:00
L'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, ha iniziato la celebrazione della messa in Coena Domini nel Duomo con la tradizionale lavanda dei piedi a dodici persone, scelte, questa volta, tra disoccupati, lavoratori cassaintegrati e precari. "E' per rinnovare questa obbedienza che abbiamo iniziato questa celebrazione lavando i piedi ad alcuni nostri fratelli che si trovano ad essere particolarmente provati nell'ambito del lavoro, come sono i precari, i cassintegrati, i disoccupati", ha sostenuto, "Ho voluto compiere questo rito per ricordare le difficolta' generate dalla crisi economica e insieme per presentare nella preghiera al Signore e alla comunita' cristiana tutte le forme di poverta', debolezza e fatica". "Il gesto di Gesu' che lava i piedi ai discepoli ci interroga, spinge tutti noi a una verifica, impone una riflessione: 'Stiamo facendo tutto il possibile per chi e' provato dalla crisi e per tutti coloro che sperimentano le piu' diverse forme di poverta'?'", ha chiesto. "E' una domanda - ha affermato - che pongo anzitutto a me stesso, alla Chiesa, ma che vorrei interpellasse anche le istituzioni, il mondo dell'imprenditoria e del lavoro, i sindacati, il volontariato". "E - ha aggiunto - a proposito della Chiesa la domanda si fa piu' precisa: 'Aiutando chi e' nel bisogno diamo testimonianza trasparente di essere animati e mossi dalla stessa carita' di Cristo?'". Tettamanzi ha spiegato che l'atto di obbedienza a Cristo "e', anzitutto, quello della lavanda dei piedi: un'obbedienza che abbiamo resa visibile questa sera nel gesto compiuto prima di iniziare la liturgia". Il cardinale ha citato un passo raccontato dall'evangelista Giovanni (13,4-20) che narra di quando Simon Pietro si rifiuto' di farsi lavare i piedi da Gesu'. Ma Cristo gli replico': "Se non ti lavero', non avrai parte con me". "Sta qui dunque il primo insegnamento - ha commentato - tutti abbiamo bisogno dell'acqua nuova, quella della grazia, che ci purifica dalle nostre colpe e ci apre alla comunione d'amore con Dio". "Quanto diverso invece, e non poche volte, e' il modo di pensare e di vivere da parte dell'uomo: pensa di essere lui stesso, e nessun altro, a decidere cio' che e' bene e cio' che e' male, cio' che e' giusto e cio' che e' ingiusto e nella sua superba autosufficienza ritiene di non aver bisogno di nessuna salvezza che viene dal di fuori: lui e' salvatore di se stesso!", ha concluso.



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