Lambro, la Lombardia chiede lo stato di calmità

Mercoledì, 24 febbraio 2010 - 19:02:00

La Procura di Monza ha aperto un'inchiesta per disastro ambientale e avvelenamento delle acque per la contaminazione da idrocarburi del fiume Lambro. L'inquinamento del fiume, e' avvenuto ieri, in seguito alla fuoriuscita di olii combustibili dai depositi di un'azienda. L'accusa al momento e' a carico di ignoti.


La Regione Lombardia chiederà lo stato di calamità per "finanziare gli interventi" sul fiume Lambro inquinato da 600mila metri cubi di petrolio fuoriusciti da una ex-raffineria. E' quanto reso noto dall'assessore al Territorio Davide Boni al termine della riunione, in Prefettura a Milano, del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Boni ha rimarcato come si sia trattato di un "gesto criminale'" e come la contaminazione delle acque sia ormai arrivata "al Po e in Emilia Romagna". L'assessore ha anche reso noto che sara' organizzata una riunione tra gli enti locali interessati. Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha invece fatto notare come si sia "attenuato fortmente l'impatto negativo della massa oleosa. E' in atto - ha detto - un'azione di contenimento molto importante".

"Un atto criminale". Cosi' il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha definito l'inquinamento del fiume Lambro a margine della inaugurazione del centro 'L'Officina' a Milano. "Siamo davanti ad un atto criminale. Questa e' la cosa a cui dobbiamo guardare in faccia. C'e' stato qualche criminale che ha deciso di intervenire in maniera dolosa e vigliacca, mettendo a repentaglio un patrimonio che e' di tutti". Per Formigoni "ci deve essere una ribellione forte contro questi atti criminali. Vanno individuati i responsabili, vanno assicurati alla giustizia e la giustizia deve essere particolarmente rigorosa". Il presidente valuta positivamente l'operato delle istituzioni: "le istituzioni, la Regione in primis, hanno reagito facendo tutto quello che si doveva. Continueremo a farlo, i nostri tecnici sono stati impegnati fin dal primo momento assieme a Carabinieri e Guardia di Finanza. Questo e' un atto di boicottaggio e di odio frutto di una mentalita' che va stigmatizzata da tutti".

Intanto un forte odore di gasolio si è sparso lungo tutto il fiume. Diversi sindaci hanno espresso il desiderio di farsi valere in futuro quando la questione approderà in Tribunale. In particolare, il primo cittadino di San Zenone al Lambro, Sergio Fedeli, ha promesso che "certamente ci costituiremo parte civile". "La Provincia di Milano ha attivato immediatamente il servizio di protezione civile e la Polizia provinciale per far fronte al disastro ambientale che ha colpito oggi il fiume Lambro a causa di un versamento di liquidi inquinanti. Sono stati, inoltre, individuati società e consorzi in grado di aspirare, attraverso pompe idrauliche, le diverse tonnellate di gasolio e olio combustibile e di caricarle sulle autobotti. La Provincia di Milano ha già individuato (Lombardia, Piemonte e Liguria) centri di smaltimento autorizzati dove potranno recarsi le autobotti cariche di liquidi inquinanti". E' quanto riferisce una nota di palazzo Isimbardi.



LE IMMAGINI

Una situazione "delicata", costantemente monitorata, e comunque un "disastro di enormi proporzioni". Così il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi, dopo una giornata in cui ha seguito l'evolversi della situazione del Lambro dopo lo sversamento di ingenti quantità di gasolio (oltre 3.500 tonnellate, secondo alcune stime ancora da precisare) dai serbatoi della ex raffineria Lombarda Petroli di Villasanta. Allevi assicura in primo luogo che "non ci sono pericoli per la salute dei cittadini, questa e' stata la mia prima preoccupazione su cui ho chiesto risposte inequivocabili e la risposta inequivocabile p che per i cittadini della zona non ci sono pericoli, la falda acquifera non e' stata intaccata e il depuratore di San Rocco, che in queste ore funziona come vasca di contenimento di parte del gasolio finito nel fiume, non crea problemi in questo senso". L'altro punto su cui Allevi pone attenzione è quello delle responsabilità:

"Il condizionale è d'obbligo, si tratterebbe di un evento doloso e gli inquirenti chiariranno. Al momento mi lascia perplesso il fatto che l'incidente sia avvenuto tra le 4 e le 7 - l'ultimo giro di controllo era stato fatto alle 3.30 e non sono state segnalate anomalie - e l'azienda abbia prima pensato a risolverlo in proprio senza avvisare le autorità preposte. E' un punto su cui la magistratura dovrà chiarire. Noi, una volta ricevuta la segnalazione di quel che stava accadendo abbiamo iniziato a cercare di capire da dove provenisse questa fuoriuscita, quando lo abbiamo capito e ci siamo presentati ai cancelli della Lombarda Petroli erano le 8.30. Avere saputo cosa accadeva anche solo 10 minuti prima sarebbe stato fondamentale, non parliamo di due ore di anticipo". Ma quello delle modalità d'intervento da parte dell'azienda non e' il solo aspetto su cui Allevi chiede ora chiarezza: "Ci chiediamo se un'azienda come questa che stava chiudendo poteva davvero mantenere coså tanto materiale nei propri serbatoi: era infatti stato chiesto alla Regione di non seguire più tutte quelle pratiche di precauzione che sono in vigore per le raffinerie che lavorano a pieno ritmo; era un impianto in via di dismissione e come tale avrebbe dovuto avere un quantitativo di gasolio molto basso. Anche su questo chiediamo di chiarire le responsabilità con nomi e cognomi. La Provincia annuncia fin d'ora che sarà parte civile in tutti i futuri procedimenti che saranno avviati a indagini concluse per dare un nome ai responsabili di questo disastro".

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