Caso Derivati/ Milano perde 374 milioni di euro. Lo speciale di Affari

Martedì, 22 luglio 2008 - 16:00:00

CORRITORE (PD):
"UN DISASTRO"

"Numeri peggiori di quanto si e' ipotizzato finora, sia rispetto a quanto si sta perdendo, perché si parlava di 250 milioni e sono uscite cifre che superano i 300 milioni di euro, sia anche in termini di commissioni occulte che la banche hanno incamerato in questi anni: si parla di cifre verso i 90 milioni, ovvero superiori a qualunque indicazione passata, anche a quella contenuta nel nostro esposto. Solo nella prima operazione vennero incassati piu' di 50 milioni di euro in commissioni occulte". Cosi' il consigliere comunale del Pd, Davide Corritore, commenta l'esito della relazione dei tre saggi sui derivati sottoscritti dal Comune, presentata oggi in commissione Bilancio a palazzo Marino. "Le rinegoziazioni - spiega Corritore - sono state fatte a scapito del Comune. Tutte le attivita' di ristrutturazione hanno generato un peggioramento delle preformance per il Comune e un sostanziale incremento delle commissioni delle banche". Corritore rileva come "i saggi hanno sottolineato come niente sia passato in consiglio o in giunta, e questo e' un altro degli aspetti che dovra' essere esaminato, insieme a una serie di violazioni di normative: e' stata violata la normativa sull'uso dei derivati, sul rifinanziamento delle operazioni di mutuo, sull'utilizzo di contratti cap e floor, sull'esistenza di derivati a fronte di debiti. Sono 5 o 6 violazioni di normative e noi siamo sorpresi". I saggi "ci hanno riferito anche che bisogna andare ad accantonare 300 milioni di euro, che e' una cifra enorme: il Comune ha un fondo da 30 milioni e bisogna portarlo a 300, significa un impatto reale sulle uscite del Comune gli anni prossimi".

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ULTIMISSIMA - Il Pd, nella seconda giornata di audizione dei "saggi" sulla questione dei derivati ha chiesto alla maggioranza di appoggiare la proposta di costituire un pool di avvocati che si esprimano sulla legalità dei contratti derivati tra il Comune di Milano e le banche. La questione non è di poco conto. Secondo il diritto inglese, infatti, i contratti sono nulli se non è stato rispettato l'obbligo di informazione ai clienti. Se il caso fosse accertato nel caso dei derivati milanesi, il Comune potrebbe risolvere la questione senza sborsare un euro. La palla, a questo punto, è alla maggioranza, che deve scegliere se dare il via libera a un collegio di avvocati oppure non approfondire la questione.

IL BUCO SI ALLARGA - Una passività di 297,8 milioni, costi impliciti per 88 milioni e 800mila euro, di cui 33 milioni per le sei operazioni di ristrutturazione. Con il risultato di una performance effettiva del derivato di meno 322,8 milioni, ovvero di 50 milioni peggiore di quella che si sarebbe avuta se si fosse mantenuto il primo derivato sottoscritto nel giugno 2005, senza le successive ristrutturazioni. E' il quadro fornito oggi alla commissione Bilancio di palazzo Marino dal comitato dei "tre saggi" incaricarti dal consiglio comunale di analizzare le operazioni in derivati sottoscritte dal Comune a partire dal 2005.

Al termine dell'analisi del bond emesso tre anni fa e dei prodotti derivati su tasso di interesse, i tre saggi, Paolo Chiaia, Cesare Conti e Nicolino Cavalluzzo, hanno evidenziato otto punti di criticità.

Di 55 milioni e 551mila euro il costo della prima operazione sottoscritta nel giugno 2005 con le quattro banche, JP Morgan, Depfa, Deutsche, Ubs, che sommato a quello delle sei ristrutturazioni successive porta a 88 milioni e 810mila euro (meno 14.236 per quella del settembre 2005, meno 4.918 per quella del marzo 2006, meno 4.443 nel maggio 2006, meno 3.682 nell'ottobre 2006, meno 3.148 nel giugno 2007 e per finire meno 2.832 nell'ottobre 2007.

Al 30 giugno, il Comune si troverebbe secondo l'analisi dei tre saggi, con una passività di 297, 8 milioni, "dopo aver pagato cumulativamente dalla stipulazione del contratto circa 5,9 milioni su differenziali d'interesse, dopo aver rimborsato circa 84,3 milioni di euro di quote capitale e dopo aver incassato 14 milioni a titolo di premio sui derivati creditizi venduti". Valori che determinano una performance complessiva negativa per circa 374 milioni. La performance incorpora le perdite di derivati estinti per circa 51,2 milioni, per cui quella effettiva del derivato è stimata in 322,8 milioni.

I saggi hanno confrontato la performance del derivato in essere con l'ipotetica performance del primo derivato sottoscritto nel 2005, valutata in 272 milioni e 884mila euro, con il risultato di un risultato negativo di 50 milioni. Secondo i saggi "il derivato in essere risultato delle varie ristrutturazioni percorme meglio sul piano dei movimenti di mercato non collegati all'andamentio del Cds" ma "questo vantaggio viene piu' che compensato dalla performance dei Cds e dai costi di ristrutturazione". In particolare, su una differenza di performance di 14 milioni a dfavore del derivato in essere, incidono 34 milioni circa di maggiori costi di ristrutturazione e 30 milioni di performance negativa del Cds. In una seconda ipotesi, piu' favorevole, della situazione del derivato, formulata dai saggi in base al Security agreement, dal confrono non si registrano "rilevanti differenze di perfomance totali".

Otto i punti di criticita' indicati nelle conclusioni. Innanzitutto "l'analisi di convenienza iniziale, prima dell'emissione del bond, non fornisce evidenza che si sia tenuto conto del costi di chiusura dei derivati allora in essere con Unicredit" e "del rischio che non si realizzi la curva dei tassi forward ma che i tassi salgano fino al livello cap".

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