Congresso Pd Milano/ Ezio Casati (segr. provinciale) ad Affaritaliani.it: "Appoggio Franceschini. Dopo il congresso ci saranno cambiamenti"
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Congresso Pd/ Gabriele Messina (Pd) ad Affaritaliani.it: “Sto con Bersani” |
Analisi sui flussi di voto. Percentuali. Numeri. Schieramenti. Il Pd milanese - in queste ore - è percorso da fremiti e scosse di diversa natura. C'è l'analisi del voto che ha portato Penati a un soffio dalla riconquista di Palazzo Isimbardi, c'è la situazione di una Lombardia sempre più lontana dai democratici, c'è una fase precongressuale ricca di spaccature (Martina, membro della segreteria di Franceschini, sta con Bersani, ad esempio). Ezio Casati, segretario provinciale del Pd, analizza il voto con Affaritaliani.it (nella serata ci sarà la direzione regionale) e preannuncia: "Mi schiero con Franceschini. Sapendo però che dopo il congresso qualche cambiamento nell'organigramma del partito ci sarà. Le nostre scelte non saranno senza conseguenze". E sul voto milanese: "In Provincia abbiamo recuperato, nel ballottaggio, più voti che a Milano. Bisogna tenerne conto".
Segretario Casati, Penati ha preso meno voti in Provincia che in città, dove è risultato addirittura vincitore. Domanda secca: questo mette in discussione la sua segreteria?
Attenzione: i flussi di voto in Provincia, nel secondo turno, sono stati migliori che a Milano. Sul ballottaggio la Provincia ha risposto meglio della città. Il dato è equilibrato. Senza contare che in città l'influenza della Lega Nord, per esempio, è più debole rispetto a quella della periferia.
Insomma, niente mea culpa.
Io ho fatto questo ragionamento. Prima di tutto, rispetto a tutto l'ambito regionale, l'unico posto dove abbiamo fatto competizione vera è stata Milano e la sua provincia. Ricordiamo che questa campagna elettorale ha visto una discesa in campo pesantissima di tutto il centrodestra, dai ministri al premier. Noi abbiamo tenuto. Basti pensare a Cinisello, dove abbiamo vinto: la chiusura l'ha fatta Berlusconi in persona. E ha perso. Non posso dimenticare che ci avevano detto che avremmo perso al primo turno Palazzo Isimbardi e siamo arrivati al secondo, con lo scarto che conosciamo. Il nostro obiettivo era il ballottaggio: l'abbiamo raggiunto. Andiamo avanti: teniamo il 40 per cento dei comuni della provincia.
E' soddisfatto?
Non posso esserlo. Però se guardo il risultato non avulso dalle difficoltà di mantenere i consensi, devo dire che rispetto all'ambito lombardo questa è l'unica provincia che un po' di argine l'ha fatto.
Lei dice: "La Provincia di Milano ha fatto da argine", in quella che è stata una debacle regionale. Secondo lei bisogna chiedere a Martina di dimettersi?
No, penso che addebitare a un dirigente come Martina - che pure di responsabilità ne ha - la colpa di un risultato molto pesante è sbagliato. Soprattutto a fronte della stagione precongressuale che è iniziata. Non si chiede la testa di un segretario a tre-quattro mesi da un congresso. Abbiamo bisogno di altro: far vedere un sostegno, una solidarietà e un'unità. Anche perché il congresso questa volta è vero. L'altra volta era un grande evento, questa volta è un vero congresso.
A proposito di vero congresso, lei chi sostiene?
Io appoggerò Dario Franceschini.
Martina probabilmente appoggerà Bersani. Penati pure. Tanti distinguo, tante spaccature. Ma come si può mandare avanti una segreteria in questa maniera?
Come bisogna andare avanti lo deciderà l'assemblea regionale. Certo è che la stagione dei congressi prenderà campo anche sulla provincia di Milano. Io dico: è chiaro che ci si dividerà, però è chiaro che dobbiamo avere al centro un interesse comune che è il rinovamento del Pd. In quell'ottica vedo in Dario Franceschini il leader giusto.
Torniamo alle spaccature...
Sì, devo dire che un po' mi sto divertendo anche io, mettendo il "divertendo" tra virgolette, ovviamente.
Si sta "divertendo"?
Mi diverto a vedere questo scenario nel quale chi è abituato a lavorare con uno si vede magari posto in una cordata diversa. La mia esperienza di segretario è breve, è di un anno, ho sempre fatto l'amministratore e non il dirigente politico. La cosa mi appassiona. Però vorrei che questa competizione fosse sana. Per intenderci: io non devo uccidere l'altro perché sta su un'altra cordata. Questo è il punto.
E dopo il congresso cosa succederà? Se vince Franceschini fuori Martina, se vince Bersani, fuori lei?
E' chiaro che ci sarano conseguenze rispetto alle scelte fatte. Però bisogna anche capire sui territori cosa succede. L'altra volta, per le Regionali, ci fu un accordo molto ampio sulla figura di Maurizio Martina. Questa volta mi pare che andrà diversamente. Mi sento di aggiungere che la cosa che occorre fare è un congresso che guardi fuori e non all'interno. Dobbiamo recuperare il senso di questo partito. E non spaccarci per forza su tutto.



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