Congresso Pd/ Davide Corritore (Pd) ad Affaritaliani.it: “Mi schiero con Bersani e Martina. Il rinnovamento del partito? Parte da Milano”
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![]() Davide Corritore |
Come valuta l’avvio dell’iter congressuale del PD?
E’ stato un avvio di congresso fino ad ora decisamente incerto, in cui è stato difficile – per i non addetti ai lavori -confrontare in profondità le visioni e i contenuti delle diverse proposte politiche. In realtà al congresso del PD è già stato dedicato ampio spazio dai principali quotidiani e siti nazionali, ma per ora hanno prevalso le polemiche interne e le vicende accidentali (la tentata iscrizione di Grillo e le vicende personali di Marino). Mi auguro che l’estate porti consiglio e che nel prossimo futuro sia possibile una maggiore discussione sui contenuti politici
Perché un avvio così incerto?
Ciò che stiamo vivendo è anche il prodotto del percorso congressuale che si è scelto: una convenzione del PD che si svolgerà in una sola giornata, con quattro mesi di campagna elettorale condotta prevalentemente per via mediatica. Si tratta del primo congresso di un partito riformista europeo che rinuncia di fatto alla fisicità del confronto diretto e affida la discussione tra i suoi gruppi dirigenti alle interviste e alle riprese mediatiche. E’ un’innovazione di cui non vado orgoglioso, e che mi auguro verrà corretta nel prossimo futuro.
Rimpiange forse i congressi di una volta, che duravano giorni, giorni e notti?
Più che i congressi di una volta, rimpiango l’elaborazione politica approfondita. E constato gli effetti generati dalla sua mancanza in questi due anni: una crescente crisi di identità e di visione del futuro, mentre il mondo esterno esprimeva trasformazioni culturali ed economiche rilevanti Credo sia questa la più grande sofferenza del primo disastroso biennio democratico: avere illuso di essere gli architetti del futuro ed essere poi clamorosamente mancati nell’analisi e nell’elaborazione progettuale della realtà: Il tutto accompagnato da un esasperato asservimento alle suggestioni mediatiche e alle categorie simboliche e retoriche. E quest’ultime, da sole, non potevano certo sopperire al vuoto di proposta e di rappresentanza che nel frattempo si faceva voragine.
Un’analisi implacabile…
Più che l’analisi, è implacabile la realtà che abbiamo vissuto. Una realtà che ha allontanato milioni di voti e le forti passioni che avevano accompagnato il partito nella sua fase fondativa. Per di più in una fase storica in cui il PD avrebbe dovuto assumersi la guida di un centro sinistra andato a pezzi in molte sue componenti. Accanto a ciò abbiamo assistito al quasi totale abbandono del ruolo assegnato al partito e ai suoi militanti, il cui significato e radicamento sul territorio è stato di fatto svuotato di senso in un’organizzazione politica diventata sempre più partito di opinione, i cui dirigenti si parlano spesso a mezzo stampa.
E ora?
E ora deve esserci un nuovo inizio, drasticamente diverso rispetto a quello già sperimentato. Gli apolidi di identità - questo stavamo diventando – siano chiamati a convergere in una nuova missione e in una casa politica da ricostruire fin dalle fondamenta. Io credo sia assolutamente possibile riuscirci, anche se ci vorrà pazienza e molta dedizione. Il primo sforzo da fare, credo, sarà impegnarci per dimostrare al paese di non essere solo gli oppositori del governo, ma anche i portatori di un progetto di radicale trasformazione della nazione, progetto imperniato sull’innovazione e su una decisa declinazione territoriale.



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