Coca all'Hollywood e al The Club: i gestori patteggiano

Mercoledì, 28 settembre 2011 - 17:48:16


Hanno patteggiato pene fino a un anno e 6 mesi di reclusione i gestori dell'Hollywood e del The Club, finiti agli arresti domiciliari nel luglio 2010 con l'accusa di aver tollerato il consumo di droga nelle due discoteche. Si tratta di Davide Guglielmini e Alberto Baldaccini, soci delle società Vimar e B&B Company che gestiscono i due locali, nonché di Andrea Gallesi, addetto al controllo del privé dell'Hollywood. Rispondono del reato di agevolazione dell'uso di droga.

Davanti al giudice per l'udienza preliminare Enrico Manzi, Guglielmini ha patteggiato un anno e mezzo di carcere e una multa di 1.600 euro, mentre Baldaccini e Gallesi un anno e 5 mesi di carcere e 2.000 euro di multa. I tre imputati erano stati posti ai domiciliari il 26 luglio 2010 in concomitanza con il sequestro preventivo delle due discoteche. Nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip Giulia Turri scriveva che il consumo di cocaina all'interno delle aree riservate dei due locali era considerato "normale" e "favorito" dai controlli degli addetti alla vigilanza al punto che i clienti "erano consapevoli della facilità di consumo in tutta riservatezza che il sistema di sorveglianza dei privè garantiva loro in concreto", "in nome di un distorto concetto della privacy". Il consumo, proseguiva il magistrato, era "non solo tollerato dai gestori, ma anche favorito attraverso vari espedienti quali, in particolare, la creazione di spazi riservati a tale finalità e il controllo dei privß a opera degli addetti alla sicurezza". I tre erano poi stati rimessi in libertà nel novembre successivo dai giudici del tribunale del riesame, che hanno preso atto delle "oggettive modifiche strutturali apportate ai locali" come richiesto dalla procura e dell'"affidamento alla società Skp dei compiti di controllo all'interno dei locali pubblici". A loro avviso, "i fatti intervenuti denotano una presa di coscienza che fa promuovere concretamente la cessazione di esigenze cautelari e confina il pericolo di recidiva a una mera ipotesi. Inoltre l'esperienza della custodia ai domiciliari ha verosimilmente dissuaso gli indagati dal commettere reati della medesima specie".

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