Si è fatto molto poco sui cinque referendum
di Edoardo Croci
I cinque referendum milanesi approvati a larghissima maggioranza (tra l’80 e il 95% di sì) nel giugno dello scorso anno, insieme ai quattro referendum nazionali, costituiscono la vera spinta alla nuova amministrazione comunale di Pisapia per impegnarsi con forza nel miglioramento dell’ambiente e della qualità della vita a Milano. Nel loro complesso i cinque referendum – che riguardano la mobilità, il verde, l’EXPO, l’energia e le acque – delineano una trasformazione urbana sostenibile di Milano con ricadute profonde sulla salute, sull’economia e sul benessere della città.
A dicembre il Comitato promotore dei referendum, di cui fanno parte esponenti della società civile, dell’associazionismo e della politica in modo trasversale, si sono incontrati a Palazzo Reale per una giornata di dibattito pubblico sullo stato e le prospettive di attuazione concreta delle proposte referendarie. È stata anche l’occasione per confrontarsi con l’amministrazione comunale, per la quale sono intervenuti gli assessori Maran e De Cesaris e il direttore generale Corritore, che hanno la primaria responsabilità, con il sindaco, di realizzare il progetto referendario.
Sono state presentate relazioni approfondite, anche da parte di esperti ed accademici coinvolti in appositi gruppi di lavoro dal comitato promotore, che hanno discusso indicatori, strumenti e modalità per il raggiungimento degli obiettivi definiti dal voto popolare. Le presentazioni e la registrazione dell’incontro sono pubblicate sul sito www.milanosimuove.it.
I promotori dei referendum e le associazioni ambientaliste si sono trovati concordi nel ritenere insufficiente, sia in termini di atti formali che di misure concrete, l’avanzamento del processo attuativo dei referendum ed hanno chiesto al Comune di assumere impegni precisi, anche in termini di obiettivi, tempi e risorse, per gestire efficacemente il progetto. In particolare, ad oggi, è stata adottata solo una delle azioni previste dal primo quesito referendario: la trasformazione di Ecopass in congestion charge.
Tale misura, per quanto rilevante, deve essere inquadrata in un piano complessivo di mobilità sostenibile, che garantisca il totale reinvestimento dei proventi a favore del trasporto pubblico, della ciclabilità e della pedonalità. Il primo referendum chiede inoltre che l’area venga progressivamente allargata: è quindi opportuno che sin da oggi si indichi il percorso di sviluppo del provvedimento e si ponga rimedio ad alcune incongruenze come l’immotivato sconto per i veicoli commerciali, che risultano essere i principali responsabili di inquinamento e congestione da traffico.
Lo stesso vale per gli altri quattro quesiti, per i quali si è ancora lontano dalla definizione delle modalità attuative.
Nel frattempo esponenti dell’opposizione hanno lanciato raccolte di firme per chiedere un contro-referendum, che abolisca proprio l’unica iniziativa adottata, la congestion charge. Un vero e proprio inganno nei confronti dei cittadini, visto che la normativa non consente di votare sulla stessa materia per un triennio e comunque nel corso dello stesso mandato elettorale.
Il Comitato promotore proseguirà la propria opera di stimolo e monitoraggio, mettendo a disposizione studi e analisi per accelerare il processo realizzativo e informare i milanesi sui risultati conseguiti.
* presidente del Comitato promotore dei referendum sull’ambiente e la qualità della vita a Milano
Da Allarme Milano Speranza Milano


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