Scoperto lager cinese a Quarto Oggiaro
Quattordici ore di lavoro ogni giorno, dieci minuti di pausa a pasto, due sole giornate di riposo al mese per uno stipendio, ovviamente in nero, di 800 euro. Lo hanno denunciato in Procura, fatto più unico che raro, due donne cinesi, irregolari in Italia, schiavizzate da una coppia di connazionali e da una loro collaboratrice in un magazzino nel quartiere di Quarto Oggiaro. 
Le due lavoratrici hanno scritto denunce, analoghe nei contenuti, arrivate sul tavolo del procuratore aggiunto Nicola Cerrato, ma all'arrivo degli investigatori all'indirizzo indicato, il laboratorio era già stato smantellato nonostante il numero di telefono sia ancora attivo. I proprietari sono stati denunciati per violazione della legge Bossi-Fini e in particolare di occupazione alle proprie dipendenze di clandestini e favoreggiamento della loro permanenza illegale in Italia.
Nella prima denuncia, una cinese racconta di essere arrivata in Italia clandestinamente nel 2006 e di aver svolto lavori come domestica fino al suo arrivo a Milano, lo scorso marzo. È stato in zona Sarpi che si è imbattuta nell'annuncio che l'ha portata nel laboratorio di Quarto Oggiaro. Ha chiamato il numero segnalato e ha parlato con un uomo che aveva bisogno di una cucitrice da pagare a cottimo: 3 euro per ogni capo confezionato, vitto e alloggio inclusi. Il lavoro, però, si è presto trasformato in un incubo. Si cominciava alle 9 del mattino e si finiva all'una di notte, con i macchinari che rendevano l'aria della stanza divisa con altri cinque operai sempre più rovente e pericolosa per chi come lei soffre di cuore.
Nella seconda lettera, un'altra cinese descrive lo stesso laboratorio, aggiungendo che non erano previsti riposi settimanali, ma solo due giorni al mese. Grazie a queste denunce, gli inquirenti sono riusciti a identificare gli sfruttatori, che sono stati iscritti nel registro degli indagati.



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