Caso Zincar/ La verità del presidente Vincenzo Giudice ad Affari: "Nessuno sa come siano stati impiegati40 milioni di euro. Bernardo? Sì, suo fratello è uno dei consulenti..."
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![]() Vincenzo Giudice |
Una storiaccia, quella della Zincar. Una storia strana, quella di "ZeroImpactNoCarbon" (Zincar, appunto), nata per la gestione di progetti correlati alla mobilità urbana sostenibile, all'implementazione di programmi a servizio del territorio e della città, con il fine di diminuire il rilascio di gas-serra nell’atmosfera
.Ad un tratto si scopre che la Zincar ha un buco da 3,5 milioni di euro. Si ipotizzano consulenze ricche e generose. E anche abbastanza "indirizzate" agli amici degli amici. Nel mirino c'è Vincenzo Giudice, il presidente di Zincar. Un presidente che non percepisce un euro di emolumento nè di rimborso per la sua attività in azienda.
Azienda della quale non si capisce bene neppure l'utilità, visto che non ha praticamente mai prodotto nulla. Intanto, però, lo scandalo monta. E Giudice ne viene travolto. L'ultimo atto sono state le dimissioni di Pieri e Rocca, i consiglieri del Cda. Ora Vincenzo Giudice vuota il sacco con Affari. Racconta la sua verità. Senza filtri, mette in luce una situazione allarmante.
L'HACKER - Il Pd, insieme a Basilio Rizzo, della Lista Fo, sta attaccando a testa bassa. Lo j'accuse più efficace l'ha lanciato Pierfrancesco Majorino, che ha posto pubblicamente a Vincenzo Giudice una serie di domande "scomode". Prima fra tutte: è vero che Fabio Ghioni, uno dei grandi spioni della rete illegale di spionaggio di Tavaroli, ha lavorato per la Zincar? Giudice sorride, il tono si fa fermo e preciso. "Fabio Ghioni non è mai stato consulente della nostra azienda. Mi risulta, però, che sia un libero cittadino..." In effetti, Ghioni è sotto processo. Mente brillante, vero e proprio genio dell'informatica, ha passato vari mesi in carcere. Poi, è stato scarcerato, in attesa del processo. La precisazione di Giudice non è però sterile: "Fabio Ghioni è una persona libera, non è ancora stato condannato", spiega il consigliere comunale di Forza Italia. Ma si faceva magari vedere in azienda? "No, no. Non equivochiamo. La verità è che ha dei rapporti di tipo sentimentale con una persona del mio staff. Nulla di lavorativo e nulla di illegale. Ma visto che proprio su un rapporto affettivo si sta montando una questione che non esiste, devo precisare". 
Fabio Ghioni
IL FRATELLO DEL PARLAMENTARE - Altra domanda di Majorino: è vero che il fratello di Maurizio Bernardo, parlamentare del Pdl e in odore di deleghe assessorili al commercio, prende soldi
dalla Zincar? Giudice risponde, non nasconde nulla ad Affari. "Sì. Il fratello di Maurizio Bernardo, parlamentare di Forza Italia, ha una società che si chiama AP&B, che fa comunicazione e pubblicità. Collabora con Zincar dal 2003. Io sono arrivato in Zincar nel 2007". AP&B, per la precisione, vede il fratello di Bernardo, Massimo, come direttore generale. Sul sito internet, rallegrato da simpatiche pecore e agnelli, si evidenzia come la AP&B abbia lavorato anche per Aston Martin ed ENI. Giudice prosegue: "Forse sarebbe utile sapere che quando sono arrivato - spiega il presidente della Zincar - ho tagliato il loro compenso di 180mila euro all'anno del 40 per cento. Del resto, non potevo sciogliere il contratto perché avremmo dovuto pagare penali. E' un'operazione - ci tiene a precisare Giudice - che ho effettuato con tutti i fornitori. Affitto compreso. Pagavamo 180mila euro di affitto all'anno: adesso ne paghiamo 135mila". 
Maurizio Bernardo
LO SGAMBETTO - L'ipotesi, a questo punto, è quella di un'imboscata ai danni del "razionalizzatore" Giudice. "Io vorrei lasciare ai lettori il giudizio - spiega il presidente - Raccontando tutto". Eccolo, allora, il racconto di Vincenzo Giudice: "Otto mesi fa il socio della Zincar, ovvero il Comune di Milano, è stato da me informato di tutte le cose illegittime e illegali nell'utilizzo di denaro pubblico fatte negli anni e nei mesi precedenti il mio insediamento. Ero stato incaricato proprio dal Comune di effettuare un'indagine interna e di stilare una relazione". Qualcosa, secondo Giudice, in Zincar puzzava da parecchio. "Ho iniziato questa indagine ad aprile. Ho trovato un muro di gomma non solo all'interno della società, ma anche all'interno di alcuni uffici del Comune, con i quali la società doveva rapportarsi per le sue commesse. E allora, d'accordo con i dirigenti del Comune, ho effettuato personalmente questa verifica". In estate, la città si svuota.
(Segue - "Dove sono finiti 40 milioni di euro?")



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