Campagna elettorale senza fine
Che il principale interessato all’esito della competizione per il Pirellone non fosse né Formigoni nè Penati, bensì il Sindaco di Milano l'aveva chiarito il semprevispo Salvini ad una settimana dal voto. Il più che prevedibile e previsto risultato delle regionali in Lombardia aveva ed ha solo due punti di interesse veri: il bottino della Lega a livello regionale e i rapporti di forza all'interno del centrodestra milanese in vista delle amministrative del 2011. I due elementi che tutti gli osservatori stanno analizzando fin dalla diffusione delle prime proiezioni sono strettamente connessi e la partita iniziata con la conta dei voti e la relativa ridefinizione dei pesi all'interno della compagine che governerà per un altro quinquennio la Regione, alla luce dell'avanzata leghista, è solo il primo tempo della competizione che si chiuderà con le elezioni per il Comune dell'anno prossimo. Trascorse poco più di due ore dalla chiusura delle urne Bossi ha confermato il segnale lanciato da Salvini annunciando che sottoporrà al Consiglio federale della Lega la propria candidatura per Palazzo Marino.
Inutile dire che qualora il leader maximo dell’unico partito leninista –dal punto di vista dell’organizzazione e delle dinamiche decisionali interne– rimasto in Italia decidesse di candidarsi la Lega non potrebbe far altro che ratificare la scelta. Allo stato dei fatti però sembra più un avviso a Formigoni e al Pdl, sia in vista della composizione della futura Giunta regionale che della definizione degli equilibri locali e nazionali che verranno ridisegnati alla luce del risultato nelle regioni del nord, ove l’unico partito che può cantare davvero vittoria è proprio quello guidato dal Sanatur. Il conteggio dei voti delle regionali ha quindi aperto ufficiosamente la campagna per le amministrative del prossimo anno. Che il primo Cittadino di Milano non sia amato dai leghisti –come da una parte dello stesso PdL– è cosa nota, ma da qui al siluramento del Sindaco uscente, nonostante la continua crescita della Lega anche all’ombra della Madonnina, il passo è tutt’altro che breve. Il PdL a Milano seppure registri un calo di 2,8 punti rispetto alle politiche del 2008 e di 1,1 rispetto alle europee dello scorso anno rimane il primo partito in città con oltre il doppio dei voti della Lega (che può vantare 2,75 punti in più rispetto al 2008 e +1,9 rispetto al 2009). Difficile quindi che al portone di Palazzo Marino arrivino gli ufficiali giudiziari della Lega ad intimare lo sfratto al Sindaco, a meno di non trovare per questo una collocazione tanto prestigiosa da poter optare per una rinuncia a ricandidarsi. Più probabile che la Lega, oltre a pesare fin da oggi sempre di più nella definizione delle scelte politiche a Milano, in Lombardia e nel Paese, per il 2011 chieda, e ottenga, prima alcune nomine nella tornata di rinnovi dei cda delle municipalizzate, poi solide assicurazioni su deleghe “pesanti” da affidare ai propri uomini nella probabile nuova Giunta di centrodestra che governerà Milano per un altro quinquennio; deleghe pesanti da affidare in buona parte ad un nuovo vice Sindaco in camicia verde.
Da chiamamilano.it



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