"Milano è sempre più povera". Lettera-appello del sarto dei vip Gianni Campagna
"Se vogliamo che riprenda l'economia 'cari signori' dovete metterci nella condizione di riaprire le botteghe come negli anni '60 quando era un piacere vivere e lavorare". L'accorato appello arriva da Gianni Campagna, in una lettera che ha deciso di esporre nel suo atelier.
Non è la prima volta che il sarto dei vip si rivolge alla classe politica. Lo faceva tanti anni fa sulle pagine de Il Sole 24 Ore. "Anche quest'anno c'è da pedalare", diceva un Gianni Campagna in bici, una delle sue grandi passioni oltre alle auto d'epoca. E lo fa anche oggi. Circa un mese fa il suo storico negozio in Corso Venezia era in lutto. In vetrina manichini con la fascia nera al braccio e nella gamba del pantalone che ha vestito lo 007 Pierce Brosnan si leggeva: "Sono in lutto per un governo incapace e ladro" (leggi l'intervista ad Affaritaliani.it). Un annuncio a cui era seguita la lettera sui quotidiani di un altro imprenditore Diego Della Valle che attaccava la Casta.
"Una volta la Brianza esportava i suoi mobili "gioiello" in tutto il mondo ed era una zona ricca. A Milano i maestri artigiani e le piccole imprese creavano manodopera e veniva gente da tutta Italia a lavorare. Era la "Patria" di tutti gli artisti e del benessere", ricorda il sarto siciliano. "Se tre quarti di questi parolai, politici e sindacalisti, tornassero all'agricoltura come facevano i loro padri che con dignità li hanno fatti studiare e laureare, l'Italia tornerebbe a sorridere", conclude Gampagna.
SU AFFARI LA LATTERA INTEGRALE DI GIANNI CAMPAGNA
Se vogliamo che riprenda l'economia "cari signori" dovete metterci nella condizione di riaprire le botteghe come negli anni '60, quando era un piacere vivere e lavorare. Una volta la Brianza esportava i suoi mobili "gioiello" in tutto il mondo ed era una zona ricca. A Milano, i maestri artigiani e le piccole imprese creavano manodopera e veniva gente da tutta Italia a lavorare. Era la "Patria" di tutti gli artisti e del benessere. Come del resto tutte le regioni d'Italia, erano entusiasti di migliorare il loro prodotto locale ed esportarlo. Finché non sono arrivati i sindacati che per crearsi una posizione hanno rovinato l'Italia. Perché più disoccupati ci sono, più potere hanno. Ormai assistiamo tutte le sere a dibattiti politici noiosi, vomitevoli, deprimenti, disgustosi e bugiardi e intanto che loro chiacchierano si arricchiscono a vita, tutti sanno tutto, fanno a gara per trovare una soluzione per mantenere il loro potere. Possono anche rubare che non gli succede niente, mentre alle piccole e medie aziende le fate vivere nel terrore di non riuscire a pagare le tasse. La vostra burocrazia ci mette in difficoltà non riuscendo a stare dietro a tutte le leggi che cambiate giornalmente e in più ci avete costretti ad avere tre commercialisti e tre avvocati che non sempre fanno i loro doveri e ci va di mezzo sempre l'azienda. Se non si riesce a pagare le tasse si rischia di andare in galera o chiudere e restare in mezzo alla strada. Ancora non riesco a capire. Ho chiesto spiegazioni a politici e a uomini di legge ma non hanno saputo darmi una risposta o si sono fatti una risatina... Perché un notaio, un avvocato o un dottore possono tenere per tre o quattro anni uno stagista laureato senza dare una lira e se noi mettiamo un apprendista in bottega per insegnargli il mestiere se non lo mettiamo subito in regola arrivano multe penali? Se tre quarti di questi "parolai", politici e sindacalisti tornassero all'agricoltura come facevano i loro padri che con dignità li hanno fatti studiare e laureare l'Italia tornerebbe a sorridere.
Gianni Campagna


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