Aurelio Aghemo ad Affari: "I tagli ci hanno penalizzato. Ma la Braidense resta un patrimonio"
"I tagli di questi ultimi anni ci hanno penalizzato sotto tutti i punti di vista. Ma la Braidense resta un patrimonio storico di Milano e su questa base noi continuiamo a lavorare per la città". Aurelio Aghemo, direttore della Biblioteca Nazionale Braidense, sceglie Affaritaliani.it per parlare della situazione della prestigiosa istituzione milanese e dei suoi progetti futuri. 
Recentemente alcuni antichi manoscritti sono stati messi a rischio da gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto. Per la manutenzione ci vogliono 100.000, un terzo sono stati procurati dal Fondo Ambiente Italiano(FAI). Come pensate di procurarvi il resto dei soldi?
"Come prima cosa noi contiamo di poter essere inclusi nella prossima programmazione dei lavori pubblici. Inoltre ci stiamo muovendo per ottenere delle sponsorizzazioni e per organizzare una serie di mostre a tema attraverso cui reperire ulteriori fondi".
Problemi di manutenzioni, mancanza di spazi e carenza di personale. Vista dall'esterno la Braidense sembra allo sbando, perché secondo lei?
"Innanzitutto i problemi che lei elenca riguardano tutte le strutture pubbliche e in fondo noi non siamo i soli a essere in questa situazione. La mancanza d'organico é dovuta al fatto che vi é un blocco dei concorsi pubblici in tutti i settori dell'Amministrazione dello stato e già si sà che solo il 20% di chi va in pensione verrà sostituito. Sul fronte degli spazi però ci sono buone notizie. Sono stati messi a disposizione due depositi a San Donato milanese sequestrati nell'ambito di una indagine per mafia, quindi sotto questo aspetto la situazione sta migliorando".
A Milano si parla da anni di una grande biblioteca europea, la BEIC, quali sono i rapporti fra voi e loro e come interagite sul contesto culturale lombardo?
"Con la BEIC c’è una stretta collaborazione di natura biblioteconomia sulla gestione del deposito legale. Noi preserviamo la produzione editoriale provinciale mentre loro si occupano delle pubblicazioni regionali. Inoltre noi mettiamo a disposizione della BEIC i nostri locali sia per la catalogazione che per la conservazione. Diciamo che ci siamo divisi i compiti".
La vostra sezione multimediale, la Mediateca Santa Teresa, quando è stata inaugurata nel 2003 aveva l’ambizione di diventare il grande polo digitale della città. Le cose non sono andate così e la struttura non è mai decollata, perché secondo lei?
"La Mediateca ha scontato un progetto che in pochi anni si è rivelato essere superato. Nel 2003 il web e i supporti multimediale in generale erano poco diffusi e la Mediateca ambiva a fornire questo tipo di servizio. Oggi le cose sono diverse, tutti hanno internet a casa e la Mediateca deve ripensare la sua funzione. Noi vogliamo farne un centro di cultura digitale dove organizzare corsi d’informatica e laboratori interattivi, abbiamo già i programma diverse iniziative in tal senso e confidiamo che la struttura possa essere rivitalizzata".
Come vede il futuro della Biblioteca Braidense nel panorama culturale milanese?
"Io credo che la nostra istituzione possa giocare ancora un ruolo importante per la città. Il momento è difficile a causa dei tagli alla cultura, ma il nostro patrimonio resta intatto e il suo valore per la storia milanese resta grande.
Il punto è che non è sempre facile fare cultura a Milano. La città ha una grande dinamicità ed è l’unico vero centro europeo in Italia; tuttavia proprio questo suo continuo proiettarsi verso il futuro e le nuove sfide fa si che ci si dimentichi di quella che è la storia della città e dei simboli che la rappresentano. E noi siamo uno di questi".



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