Boeri ad Affari: "Tre idee per un nuovo Pd"
Quali sono le tre grandi questioni che il Pd deve affrontare?
"E' cambiata la scala delle priorità. Dai rapporti che come Amministrazione stiamo intrattenendo con Fassino a Torino, con Merola a Bologna ma anche con Genova e Venezia emerge una dimensione territoriale che riguarda il sistema delle grandi e medie città del Nord. Il 65% della popolazione del Nord Italia è governata da Amministrazioni di sinistra con il Pd. I problemi delle grandi infrastrutture vanno dalle reti ferroviarie agli scali aeroportuali".
Ovvero?
"Parlo dei problemi legati alla cultura. L'alta velocità ha cambiato i riferimento culturali. Oggi si va a Torino in 40 minuti e a Bologna in un'ora. Questo vuol dire che tra Torino, Bologna Milano, Parma, Reggio Emilia e Modena ci sono dei fenomeni di complementarietà e simultaneità della produzione culturale che vanno rivisti. Il Pd deve riflettere sul sistema delle città medio-grandi del Nord".
Poi?
"Il secondo punto è ragionare sul rapporto tra politica e valorizzazione economica. C'è un punto che riguarda tutta la cultura politica italiana non solo il Pd o il Centrosinistra. Continuiamo a pensare che il principio maestro per poter valorizzare un terreno sia l'investimento e la finalità immobiliare. Questo è il punto su cui dobbiamo ragionare a Milano. E' qui infatti che si è depositata l'idea metrocubista per cui dare valore alla terra significa indirizzare l'investimento sulle potenzialità volumetriche e immobiliari. Sono un architetto e conosco bene le grandi potenzialità e le giuste ambizioni che le costruzione devono avere e le difendo".
Ma...
"Sono un tecnico che fino a un mese fa lavorava con il cemento, le pietre, l'acciaio ma credo che siamo rimasti indietro rispetto a una visione della valorizzazione economica e del potenziale che può dare un terreno. Ovvero fattori di scambio commerciale, di costruzione di conoscenza, di diffusione del sapere e di valorizzazione di altre tecnologie. La politica a Milano e non solo del Pd è vecchia, anacronistica. Dobbiamo ribaltare la situazione e l'Expo è l'occasione giusta. Quando si parla di un investimento pubblico sull'area Expo che va trasformata in metri cubi potenziali si fa un errore. Nel mondo oggi questo non è più un requisito, un criterio di valutazione del valore di un investimento. La redditività su un luogo non si può più fare sui metri cubi. Questo è fondamentale nel rapporto tra politica ed economia. Vorrei trattare il problema alla radice ovvero dal punto di vista della cultura politica".
E il terzo punto?
"I circoli. Non devono essere delle cinghie di trasmissione tra i dirigenti e gli eletti. Devono essere dei luoghi di conoscenza. Delle piccola giunte che devono aiutare Palazzo Marino a portare avanti delle politiche già verificate sul territorio. Dei laboratori veri e propri dove i cittadini partecipano, producono, verificano. Altrimenti rimaniamo schiacciati in un modello anacronistico in cui circoli riproducono in piccolo le componenti di partito, i conflitti di potere".
La vicenda Penati apre una questione morale nel Pd?
"Questa è una questione politica. Dobbiamo invece ripensare a un'idea diversa del rapporto tra politica e investimenti pubblici e redditività. C'è anche un problema che riguarda la cultura della politica italiana che va ripensata alla radice. Non riguarda solo il Pd ma anche il Centrosinistra e va al di là delle vicende giudiziarie sulle quale è bene non esprimersi. L'Expo sarà cruciale".
Ovvero?
"Si confrontano due idee di politica: da un lato i terreni dall'altro i valori economici. La prima riconosce il valore solo in base ai metri cubi che costruisce. L'altra sulla base della fertilità economica dove si può produrre conoscenza, sapere e valore aggiunto. Quest'ultimo è uno dei caratteri sostanziali e delle politiche di investimento pubblico in tutte le città del mondo. Noi siamo fermi al Medioevo. In Lombardia abbiamo la maggior parte delle industrie che lavorano sulle energie rinnovabili e hanno un fatturato di 55 miliardi, un quinto del Pil. Invece di puntare sul valore Expo ci perdiamo a discutere e a ragionare sui metri quadri di uffici e residenza che dovranno sorgere sulle aree Expo".
Mariela Golia



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