Milano/ La Bestia di Satana diventa giornalista. E su Nicola Sapone si scatena l'ira dei lettori
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Il giornalista? Deve scontare due ergastoli, sta in carcere. Ma non rinuncia a fare il cronista per il giornale "La Voce d'Italia". La notizia, di per sè, è curiosa. Se però il giornalista in questione si chiama Nicola Sapone ed è associato al caso delle Bestie di Satana, che ha sconvolto la quiete brianzola con gli omicidi di Chiara Marino e Fabio Tollis, dalla curiosità si passa all'indignazione. Nicola Sapone scrive, scrive. E rivela: "In cella ho scoperto la messa". Non parla di pentimento ma scatena le ire dei lettori.
"La vita frenetica di oggi purtroppo non dà tempo per riflettere su semplici e importanti temi come la fede". Non è la predica di un prete ma un passaggio di uno degli articoli scritti da Nicola Sapone, pluricondannato per omicidio e a capo di una setta di satanisti. In cella, però, dice di aver riscoperto la messa. Non chiede sconti di pena e nemmeno chiede perdono. Se la prende, piuttosto, con i pentiti ("dovrebbero essere castigati come nell'antica Roma, chi calunniava una persona era punito con la morte"), con chiaro riferimento ad Andrea Volpe, l'ex membro delle bestie di Satana che ha confessato gli omicidi compiuti dal gruppo.
Una specie di vittimismo, quello di Sapone, che trapela anche in altri articoli. In uno si paragona anche a Enzo Tortora: "Cosa provava nel leggere tutte quelle calunnie sui giornali? Direi che è come essere trafitto da mille aghi che non ti uccidono, ma che ti lesionano irrimediabilmente l'animo". Ma i lettori della "Voce d'Italia" non si fanno intenerire. "Deve scontare la sua condanna fino in fondo senza sconti", scrive un lettore. Altri, però, sono meno cordiali: "La corda la mettiamo noi. Il servizio è completo. Per certi animali: viva la pena di morte!". A difendere, ma solo editorialmente, Sapone interviene il direttore del giornale, Marco Marsili: "Non chiede la liberazione: è stato condannato e sta scontando la sua pena. Ciò non deve essere di ostacolo alla possibilità di esercitare il diritto costituzionale ad esprimere il proprio pensiero".



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