Antonello Venditti ad Affaritaliani.it: “Amo Milano, Brera è come Trastevere”

Martedì, 9 dicembre 2008 - 09:20:00



Di Antonio Prudenzano

Antonello Venditti è Roma. Ma il cantautore 59enne, come lui stesso ammette in quest'intervista, oltre che, naturalmente, nella sua città, è molto amato soprattutto nell'Italia del nord. Non a caso, il prossimo 20 dicembre il tour di supporto al suo ultimo disco, e cioè "Dalla pelle al cuore", si chiuderà, in una serata che lui stesso in un'intervista ad Affaritaliani.it definisce "speciale", al DatchForum di Milano.

Venditti, lei è un emblema, musicale e non solo, della Capitale. Che rapporto ha con Milano?
"E' una città che ho nel cuore. Qui ho tanti amici. Il pubblico meneghino, poi, mi ha sempre accolto benissimo. Sono venuto a suonare tante volte nel corso della mia carriere, in posti prima piccoli e poi sempre più grandi e importanti, ed è sempre andata bene…".

Cosa si devono aspettare i tanti fan che il 20 dicembre saranno al DatchForum?
"E' il concerto che chiuderà la seconda parte del tour. Quindi non potrà non essere un evento speciale. Sarà un concertone. Non posso ancora prometterlo con certezza, ma quasi sicuramente proporrò canzoni che dal vivo non canto da tanto tempo. E a fine concerto, mi piacerebbe chiudere da solo con il mio pianoforte".

Ricorda in particolare qualche suo concerto milanese del passato?
"Qui, come ho detto prima, ho suonato spesso, in contesti sì diversi, ma sempre pieni di calore, grazie all'affetto dei fan. Mi viene in mente il live a San Siro del '92. La mafia in quei giorni aveva ucciso il giudice Falcone. Aprii il concerto con un collegamento in diretta con la trasmissione tv Sammarcanda di Santoro. Prima di cantare il primo brano, e cioè Modena, dissi "Milano accarezza Palermo", e il pubblico applaudì con consapevolezza. Ricordo benissimo quei momenti veramente intensi e dal grande valore politico. Se poi devo citare altre mie esibizioni dal vivo a Milano, penso subito anche a quella del Castello Sforzesco…".

Viene spesso a Milano?
"Sì, qui d'altronde ha anche sede la mia casa discografica. Ci vengo con piacere, davvero".

Qual è il quartiere meneghino a cui è più affezionato?
"Dico Brera, che mi ricorda molto Trastevere. E proprio nel quartiere dell'arte milanese venivo spesso a trovare il mio grande amico Aligi Sassu (noto pittore e scultore morto nel 2000, ndr)". Oltre a Brera, mi piacciono anche i Navigli, assolutamente caratteristici".

Che ruolo ha (e ha avuto) Milano per la storia della musica popolare italiana?
"Milano è la città dell'industria discografica. Per questo motivo ha dato "asilo" a tanti cantautori romani, compreso io stesso, nel mio piccolo… Il ruolo di questa grande città nella storia musicale del nostro Paese è decisivo".

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