Serravalle/ "Ecco come hanno favorito Penati". Su Affari la verità di Albertini

Mercoledì, 3 agosto 2011 - 16:00:00



Gabriele Albertini
Di Mariela Golia

L'ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, in un'intervista ad Affaritaliani.it chiarisce la sua posizione sull'operazione Serravalle e rimanda al mittente, a Bruno Binasco, le accuse.

Lo storico uomo di fiducia dell'imprenditore Marcellino Gavio, Bruno Binasco la accusa di "non aver detto tutto".
"Per quanto riguarda la questione fiscale, Binasco parla di tasse pagate sulla plusvalenza di 179 milioni. Effettivamente c'è un quid di tasse ma in base alla normativa italiana ha pagato il 30% del 5% di plusvalenza su 179 milioni. Quindi meno di 3 milioni di tasse. Un bell'ultile direi, circa 177 milioni. Non ha pagato il 52% di tasse che si paga sull'utile lordo delle società quotate, come sembra lasciare intendere Binasco".

Sulle azioni di Serravalle, che cosa è accaduto nel marzo 2006 quando lei era sindaco di Milano?
"Ci fu un'offerta postuma del gruppo Gavio al Comune, dopo aver venduto il 15% alla Provincia di Milano, a un valore interessante, 8 euro. La prima cosa che pensai, e che penso ancora oggi, è che quest'offerta, data anche la durata temporale di validità di meno di due mesi, avesse lo scopo di coprire l'operazione Gavio-Penati facendo vedere che il mercato e addirittura lo stesso venditore proponeva una cifra non molto distante dall'operazione precedente. La Corte dei Conti tra l'altro lo ritiene esageratamente alto da ipotizzare addirittura un danno erariale per la Provincia di 74,6 milioni di euro. Quindi era fondata l'ipotesi che bisognasse coprire Penati da un'eventuale condanna per danno erariale. Che non si è ancora verificata ma che forse avverrà così come previsto dalla procura generale della Corte dei Conti".

Quindi nel 2006 il gruppo Gavio fa un'offerta...
"E la fa con una validità di due mesi. Il mio mandato terminava però nell'aprile 2006. E secondo la legge il Consiglio comunale non può assumere delibere di questa natura a un mese dalla scadenza del mandato. Avevo pochi giorni per fare un gara per vendere la partecipazione del Comune con base d'asta uguale all'offerta del gruppo Gavio. L'operazione però poi non fu reiterata con l'Amministazione Moratti con ciò dimostrando il significato strumentale, in funzione pro-Penati, della stessa".

Poi c'è la querela.
"Ho percorso due strade, una di difesa che certamente mi avrebbe portato alla piena assoluzione. L'altra, visto che allora come ora ero e sono europarlamentare chiesi l'immunità. Il Parlamento Europeo si mosse con molta più rapidità della giustizia italiana e in poche settimane ottenni l'immunità e la querela decadde. Le affermazioni che feci allora sono le stesse che oggi fanno tutti. E in più oggi c'è la prova, ovvero i due milioni di passaggio di denaro da Binasco a Penati: sono un dato di fatto. Sottoscrivo pienamente le cose che ho detto allora. Se vuole querelarmi ripercorrerò le stesse strade".

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