Affaritaliani.it sbarca in libreria: l'instant book sui possibili sindaci di Milano
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Affaritaliani.it debutta in libreria con Il nuovo sindaco e la nuova classe dirigente di Milano, 60 profili di esponenti dei partiti politici e della società civile ((testi di Fabio Massa, Antonio Prudenzano, Daniele Riosa, Prefazione di Angelo Maria Perrino, Mind Edizioni, 14 euro). "Un omaggio dell’ensemble di Affaritaliani.it – dice il direttore Angelo Maria Perrino, che firma anche la prefazione - a una città e a una comunità che con il suo humus creativo e imprenditivo ha favorito la nascita e il successo del primo quotidiano on line". Affari lancia un sasso, "allargando gli orizzonti della politica e della buona amministrazione" e stila una lista provocatoria, eclettica, credibile che va da Diego Abatantuono a Marco Vitale, passando per Stefano Boeri, Elena Paciotti, Sergio Escobar, Dario Fo, Krizia, Vittorio Sgarbi, Ferruccio de Bortoli, Ilaria Buitoni...
Una lista ragionata, a tratti appassionata, "certamente - come dicono gli stessi autori e giornalisti del quotidiano - non esauriente, né esaustiva, perché molti altri ve ne sono sotto la Madonnina di professionisti, esperti, tecnici in grado di emergere e di mettersi alla guida della città".
Un primo elenco che comprende politici e imprenditori già collaudati nel ruolo di primo cittadino, oppure artisti e personaggi noti, del tutto fuori dai cliché. Tutti presentati nei loro “pro e contro” pubblici e privati. Una lista destinata a crescere e a muoversi sul web attraverso la sezione Milanoitalia, area di culto del palinsesto giornaliero del primo quotidiano online, letta e compulsata dai milanesi e apprezzata anche fuori Milano. Alla ricerca della guida migliore per una metropoli al top, che fa parte delle dieci alpha world cities, «la cui cultura e i cui abitanti – scrive Perrino nella prefazione - influenzano il modo in cui le attività vengono svolte, rendendo “unico” il risultato". Milano quindi città in grado di fare una differenza mondiale, insieme a Londra, Parigi, New York, Tokyo, Chicago, Francoforte, Hong Kong, Los Angeles, Singapore. Non solo come hub tecnologico e finanziario, ma anche come capitale della creatività. "Oggi – prosegue Perrino - solo il 15,4% dell’economia milanese è basata sulla creatività, mentre da una città così ci si aspetterebbe il 40% e anche le aziende che possono essere definite creative sono poche: solo 276 su 3000". E allora? Allora serve una rivoluzione, e per farla ci vogliono un sindaco e una squadra speciali: "indipendenti, liberi da condizionamenti di ceto e consorterie d’affari. Persone colte, competenti, trasparenti, ambiziose, amanti delle sfide e del bene pubblico".



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