Bunga bunga anche a Varese. A giudizio l'ex sindaco leghista Fumagalli
![]() Aldo Fumagalli |
Sono cinque le ragazze identificate, all’epoca dei fatti erano extracomunitarie. Fumagalli in alcune occasioni avrebbe anche ordinato di andare a prelevare, sempre con l’auto di servizio, quelle che stavano fuori città (Monza, Stresa, Travedona, Reno di Leggiuno) con viaggio di ritorno compreso.
La seconda ipotesi di peculato riguarda, invece, l’appartamento di via Vetta d’Italia n. 8, di proprietà del comune e destinato alle emergenze famigliari. In questo caso Fumagalli avrebbe ordinato al dirigente del servizio per gli immigrati, Silvio Pieretti, di consegnare le chiavi dell’abitazione per sistemare una ragazza rumena priva dei requisiti per soggiornare in Italia.
I casi di concussione contestati a Fumagalli sono due e riguardano entrambi la cooperativa “Settelaghi” che aveva in appalto alcuni servizi proprio dal comune. Nel primo caso, il sindaco avrebbe indotto la presidente della cooperativa, Augusta Lena, a promettergli l’assunzione in diversi momenti, tra il 2003 e il 2004, di tre ragazze rumene, di cui una clandestina. Nel secondo caso, l’ex sindaco avrebbe fatto pressioni sulla stessa cooperativa per ottenere la disponibilità di un appartamento in via Marzorati per «piazzare» un’altra ragazza, rimasta senza casa, dopo essere stata ospitata per un periodo in un'abitazione a Reno di Leggiuno di proprietà dell’ex assessore Alessio Nicoletti, allora in quota ad Alleanza nazionale.
Fumagalli avrebbe partecipato anche ad un festino ai bordi della piscina di un grande albergo sul Lago Maggiore con tanto di accompagnatrice russa, fornita dagli organizzatori, con cui avrebbe trascorso la notte.
La difesa dell’ex sindaco, rappresentata dagli avvocati Cesare Cicorella e Giancarlo Beraldo, ha sollevato alcune eccezioni. Prima fra tutte il deposito tardivo della richiesta di proroga delle indagini. Sulla concussione per gli avvocati non ci sarebbe stata quella pressione necessaria a configurare il reato.



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