Milano/ Silvio Ceci ad Affaritaliani.it: "Ecco cosa faremo nella commissione cultura". Tutti i nomi
| Milano/ Finazzer Flory litiga con i vigili dopo la rissa futurista in Galleria IL GRUPPO DEI SAGGI BIPARTISAN Benito Andion, Console Generale del Messico e Decano del Corpo consolare di Milano La Commissione per la riforma della Cultura, e dall’Assessore alla Cultura Finazzer Flory, si insedierà presso l’Abbazia di Chiaravalle dei monaci Cistercensi sabato 7 febbraio 2009 partenza piazza Scala |
"Questa commissione vuole liberare la cultura da anacronistici vincoli di natura ideologica e burocratica, per liberare energie creative in grado di rappresentare le diverse culture e sensibilità che pure sono presenti in grande quantità nella nostra città". Con queste parole l'assessore alla Cultura Massimilano Finazzer Flory presenta i primi 28 nomi degli esperti della "Commissione per la Liberazione della Cultura" che si interrogheranno sui punti critici e al contempo esporranno alcune indicazioni per il futuro. I risultati del loro lavoro verranno riassunti e armonizzati all'interno di un Libro Bianco delle Riforme. Il testo, che sarà presentato ai primi di maggio 2009, si porrà come strumento tecnico per il lavoro dell'Assessorato. 
Silvio Ceci, economista, è uno degli "esperti" chiamati da Finazzer. Ha scelto Affari per spiegare criticità e potenzialità del capoluogo milanese.
Quali sono le criticità del sistema culturale milanese?
Milano ha delle grandi potenzialità di uomini e luoghi, la realtà è molto meglio della retorica dei mezzi di comunicazione. Occorre solo riorganizzare, magari attraverso un piano culturale, una sorta di inventario dei luoghi e una lista, quasi un albo, sempre aperto per poeti, pittori, scultori, musicisti, giornalisti, fotografi, maestri di moda, sarti, ricercatori, imprenditori innovativi e anche qualche critico. Che non guasta. Puntando a coinvolgere i vari soggetti all’interno di una mobilità urbana con le diversità etniche e culturali, attività ricreative all'aperto in luoghi pubblici diurne e notturne, con la possibilità di vivere, tale diversità culturale con tolleranza, rendendo di fatto Milano luogo di attrazione soprattutto per i giovani sensibili e affascinati a tale mix, cosi’ da creare una “creative class”, che alla base per tradurre un vantaggio creativo in risultati economici in forma di nuove idee, nuove imprese high-tech e di crescita della municipalità.
Quale sarà la mission, della commissione voluta dall’Assessore Finazzer Flory ?
Secondo me si dovrebbe cercare di elaborare un nuovo modello culturale: la “Terza via Ambrosiana”. Una sorta di “FUSION CULTURALE” dopo il fallimento in FRANCIA dell‘assimilazione culturale (quel processo per cui un individuo o un gruppo abbandona la propria cultura e cerca di assumere quella dominante) vedi le rivolte delle “Banlieue”, e in INGHILTERRA il multiculturalismo (e la libertà degli individui di poter scegliere il proprio stile di vita a seconda della propria estrazione socio-culturale) – vedi gli attentati terrorististici degli Anglo-Pachistani. Noi Milanesi siamo certamente capaci di realizzare questa Fusion: è la nostra storia che lo testimonia.
Come attrezzerebbe la Milano della Cultura?
Nell’ottica di unire le forze e allargare l’offerta per affrontare l’Internalizzazione e l’imminente EXPO 2015, sulle ali dell’Alta Velocità Ferroviaria , in avanguardia suggerirei di aprire un tavolo comune con le città di Torino e Bologna, per programmare un attrezzato inizio di un rinnovamento culturale.



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