Leader Pd Milano/ Vitantonio Ripoli ad Affari: "Draghi? Una reazione alla politica degli apparati"
"La candidatura di Draghi? Una reazione alla politica degli apparati". Vitantonio Ripoli, portavoce del circolo Milano Centro "Aldo Aniasi" (il più importante sotto la Madonnina per numero di iscritti), racconta ad Affari come è nata la candidatura di Stefano Draghi, che contende il posto di coordinatore cittadino a Davide Corritore.
Come mai Draghi ha scelto di scendere in campo? 
L'idea è nata quando ci si è resi conto a luglio di che cosa stava succedendo nel nostro partito. C'era un orientamento, quello degli apparati, che era di considerare questa città come una parte quasi insignificante del partito provinciale. Nessun organismo cittadino, nessun coordinatore cittadino eletto, scelto o indicato dai circoli, ma semplicemente un membro della segreteria provinciale che si sarebbe occupato da solo della città. Questo era il disegno: alla segreteria provinciale spettava ogni decisione e ogni iniziativa. Questo orientamento era chiaro: tanto più che Corritore si era ritirato dalla corsa al provinciale ottenendo in cambio una promessa da Casati...
Questo però è stato smentito nella diretta proprio da Corritore. In modo deciso e inequivocabile.
Sì, lo smentisce ora, ma ai tempi di questa indiscrezione di stampa, non aveva rettificato nulla.
L'orientamento che lei ha espresso ha fatto arrabbiare i circoli...
Esatto. Moltissimi circoli sono insorti, si sono opposti. Stefano Draghi, fin dal primo momento, è stato protagonista in questa azione dei circoli, dicendo che la città di Milano meritava non solo un coordinatore scelto dai circoli ma anche un coordinamento, un organismo collegiale. I circoli, in parte, questa loro battaglia l'hanno vinta. Se oggi Milano avrà un coordinatore cittadino scelto e avrà un organismo collegiale rappresentativo della città, è merito dell'azione dei circoli da luglio in poi.
Se dovesse vincere Draghi, come farà a convivere con Casati?
Draghi lo conosciamo tutti, è sempre stato un uomo molto libero dalle gerarchie e dalle correnti. Sicuramente è persona di mediazione. E poi, saranno le esigenze stesse del partito a permettere un'unità di azione e di iniziative.
Casati però preferisce Corritore...
E' chiaro: da come sono emerse le cose sembra che gliel'abbia promesso. Qui nessuno ce l'ha con Casati, anche se secondo noi è stato eletto in un modo che ci poteva essere risparmiato, con più tempo per un dibattito, per approfondire, per capire. Invece è stata fatta un'elezione in tutta fretta, tra l'altro a statuto regionale ancora non approvato. Però vorrei dire anche un'altra cosa...
Dica.
E' una cosa ridicola questo leitmotiv della campagna elettorale: chi più giovane e chi è più vecchio, chi è più fresco e chi è meno fresco. E' una cosa ridicola dire che Draghi è vecchio e Corritore è giovane. Se riduciamo il dibattito a questo... Tra l'altro Draghi propone di condurre il partito cittadino con una squadra di giovani di merito. E con i giovani ci lavora tutti i giorni. Perché dovrebbe essere ritenuto meno fresco?
Francesco Laforgia ha scelto lui...
Certo, perché i due programmi erano uguali, due visioni combacianti, quasi simili. Era inutile portare due candidature. Sarebbero stati più problemi e più divisioni. Sarebbe stato più difficile ottenere la vittoria.



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