Provinciali Milano/ Antonio Panzeri ad Affaritaliani.it: "Ottima la svolta di Penati. Ho presentato all'Europarlamento un rapporto sul lavoro nero: sarà utile per l'Expo"
| RUMORS DI AFFARI: LA STRATEGIA DELLA COLLI E IL TERZO INCOMODO Eccolo, ancora lui. Bello, aitante, brizzolato. Amatissimo e odiatissimo: era l'unico che le cantava a Craxi ai tempi della Milano da bere. Gianstefano Milani, 61 anni, leader del progetto politico "Terza Repubblica", torna a far parlare di sé. I politici di vecchio corso questo nome non se lo sono di certo scordato: assessore nella giunta milanese di Carlo Tognoli dall’80 all’87, parlamentare tra il 1987 e il 1992, socialista lombardiano convinto e verace. Così come non ci si può scordare la sua amicizia con Ombretta Colli. Nell'operazione che l'ex presidente della Provincia condusse con spregiudicatezza durante la campagna elettorale per Palazzo Marino, che vedeva opposti Bruno Ferrante e Letizia Moratti, Gianstefano Milani aveva un ruolo centrale. Imprescindibile, fondamentale. Insomma, era parte integrante (come Gaetano Morazzoni) dell'accordo che portò la Colli a sostenere la Moratti. Ora, la notizia che correrà per Palazzo Isimbardi come outsider (riportata dal quotidiano Il Cittadino), non può che far preoccupare il centrodestra (già abbastanza disunito). C'è infatti chi - secondo rumors raccolti da Affari - pensa che dietro Milani ci sia ancora Ombretta Colli. E che questa sia una manovra per ritornare ad essere l'ago della bilancia in ambito provinciale. Insomma, lo stesso schema di gioco riproposto in scala più ampia. Tanto più che la Colli ha un forte elettorato lontano dai Navigli. Tra l'altro, la posizione della Colli nella Giunta Moratti è sempre più precaria. In più, Milani darebbe "fastidio" anche a Penati, che nella sua svolta "riformista" va a intercettare proprio parte della storia dell'ex assessore di Tognoli. Una figura, quindi, quella di Milani, che sembra fatta apposta per trattare con tutti. E per essere il terzo incomodo tra i due litiganti. Resta da capire quanto potrà godere. |
![]() Antonio Panzeri |
di Fabio Massa
Antonio Panzeri, europarlamentare lombardo del Pd ed ex segretario della Camera del Lavoro di Milano, ha scelto Affari per parlare dello stato di salute del Partito Democratico, della strategia adottata da Penati per le prossime provinciali, del Pd del Nord e di Expo e lavoro nero.
Onorevole Panzeri, secondo un sondaggio di Mannheimer in esclusiva per Affari, le inchieste "affondano" il Pd. Che perde 10 punti.
Devo dire che lo stato di salute del Pd non mi pare ottimo. Se la situazione è quella descritta, serve da una parte una riflessione su cosa sta avvenendo, dall'altra la messa in campo di anticorpi e politiche adeguate. E' chiaro che la situazione è preoccupante.
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Vuole dare un consiglio a Veltroni?

Non intendo consigliare nessuno, ma ritengo opportuno che si metta in atto una riflessione approfondita. Bisogna chiedersi come mai c'è un'esplosione di questo tipo. Porvi rimedio vuol dire essere severi, nonché approfondire sempre più il progetto che abbiamo messo in campo, per rilanciarlo e per renderlo più solido. In questo momento serve un grande atto di responsabilità di tutto il gruppo dirigente.
Passiamo al Pd di Milano. Cosa ne pensa della svolta riformista di Penati?
Ha messo in campo un'ipotesi che tende e vuole allargare il consenso: lo ritengo positivo. Le elezioni amministrative avverranno in condizioni non semplici. Prima di tutto per quello che sta succedendo nelle vicende giudiziarie di questi giorni lontano dalla Madonnina. In secondo luogo per le condizioni politiche oggettive. Le Provinciali di Milano, essendo una competizione difficile, ci impongono di allargare la base del consenso. L'operazione politica della creazione della lista del Presidente è positiva. Bisogna lavorare in questa direzione.
Cosa ne pensa del Pd del Nord?
Noi abbiamo bisogno di avere delle strutture al Nord che siano solide ma che abbiano duttilità nelle alleanze. E' necessario che ci sia un margine di autonomia sufficiente per fare tutto questo. Direi che al di là dei proclami, l'autonomia non la si rivendica, la si pratica. Chiarito questo concludo dicendo che va bene il coordinamento del Nord.
Passiamo all'Europa: nel Pd è ancora aperta la questione Pse sì o no.
Mi pare che la pratica sia in via di risoluzione. Veltroni ha ricevuto pieno mandato: mi pare di comprendere che sia dal punto di vista politico che organizzativo, un collegamento e un rapporto con il gruppo socialista europeo è ormai nei fatti.
Passiamo alla sua attività in Europa: ha fatto uno studio sul lavoro nero...
E' un rapporto che si pone in un'ottica di contrasto al lavoro nero. In tutta Europa rappresenta un quarto del Pil. Questo rapporto ha alcuni obiettivi ambiziosi, come mettere in campo un patto per l'emersione che possa prevedere una certa gradualità e che sia accompagnato da sanzioni nel caso non si ottemperi alle scadenze. Intendiamo elaborare piani regionali e locali di lotta al lavoro sommerso finanziabili dall'Unione Europea. Il rapporto prevede che ci sia un maggiore coordinamento sovranazionale, soprattutto in ragione del fatto che sempre di più si costituirà un mercato europeo. Pensiamo poi a un sistema di controllo sulla catena degli appalti e dei subappalti: attualmente non si riesce a capire le responsabilità finali...
A questo proposito, per Milano l'Expo sarà un momento critico, dal punto di vista del lavoro sommerso.
Non c'è dubbio. E' assolutamente indispensabile che si possa costruire un vero e proprio sportello di ispettorato esterno ai soggetti coinvolti in Expo, e in rapporto con le Asl. Questo perché lavoro nero e lavoro insicuro sono due facce della stessa medaglia.
Chiudiamo sul clima. Oggi ci sono state importanti votazioni in Parlamento.
Oggi abbiamo ribadito che la settimana massima di lavoro dura 48 ore. L'idea da parte del Consiglio era infatti di bypassare questa direttiva per arrivare fino a 60 ore settimanali. Non è una cosa slegata con il tema della salute: lo sfruttamento intensivo del lavoro incide infatti in maniera molto forte. Oggi abbiamo anche approvato il pacchetto clima. Indipendentemente dalle tante fantasie del Governo Berlusconi, in realtà le tabelle di marcia sono state rispettate e si è stabilito di giungere all'approvazione del protocollo di Kyoto nei tempi che erano stati stabiliti. Per fortuna, concluderei.



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