Milano/ Il segretario regionale Martina risponde a Penati su Affaritaliani.it: "Il suo modello riformista vale per tutta la Regione. Il Pd del Nord? Meglio un coordinamento dei segretari"
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IL MANIFESTO DI FILIPPO PENATI L'intervista di Affari al Presidente della Provincia Sono due gli elementi che voglio sottolineare. Un tratto fortemente riformista, un tratto fortemente innovatore. Questo è il mio impegno: Milano deve tornare ad essere un laboratorio politico... |
di Fabio Massa
Il segretario regionale del Pd lombardo, Maurizio Martina, ha letto attentamente l'intervista che Filippo Penati ha rilasciato ad Affaritaliani.it. Ne ha letto i contenuti, l'idea riformista, le proposte politiche. E ha scelto Affari per confermare i concetti delineati dal presidente della Provincia, arricchendoli e sviluppandoli in ottica regionale. "Il Pd del Nord? Sbagliata la proposta avanzata, meglio un coordinamento dei segretari. La Lega Nord? Alleanza improbabile e mai perseguita. Il modello delle liste civiche? Replicabile". Martina non rinuncia a lanciare una stoccata al centrodestra: "Loro decideranno a Roma o ad Arcore chi candidare in Lombardia. Noi invece sceglieremo qui, sul territorio".
Segretario Martina. Penati ci ha spiegato che Milano deve diventare un laboratorio di riformismo. Solo così la sinistra potrà vincere.
Credo sia doveroso, a Milano e in Lombardia, perseguire l'obiettivo di un polo riformista popolare che riesca a raccogliere attorno al Pd e ad altri soggetti civici il meglio del riformismo di queste terre. Secondo me questa è la strada giusta, dobbiamo tenacemente perseguirla.
Quindi escludiamo alleanze con la Lega...
Non si è mai trattato, per parte nostra, di ragionare su alleanze improbabili come quelle che si possono ipotizzare oggi sullo scenario lombardo. Noi abbiamo sempre ragionato in questi mesi, dopo il voto del 14 aprile, su come mettere in pista un progetto civico riformista che abbia come protagonista fondamentale il Pd, ma che sappia anche aprirsi alle tante esperienze di questi territori che esprimono cambiamento. Penso in particolare agli ambiti associativi e civici di tanta parte di questa regione.
Penati propone la lista del presidente. E' un modello replicabile in tutta la Regione? 
Filippo Penati
Si è parlato tanto di questo tema. Io credo che ogni realtà ha delle sue specificità, e parlare di modelli rischi di essere poi limitante. Penso però che in Lombardia e a Milano, l'idea di un Pd alleato con le forze civiche di questi territori sia un'idea da coltivare. Abbiamo tante realtà sia dentro le amministrazioni locali civiche, sia dentro i corpi sociali intermedi, nelle associazioni, nel privato sociale, nel sistema delle imprese, abbiamo tante energie che possono essere protagoniste di un progetto di governo locale. A Bergamo, a Cremona, a Lecco, dovunque si vada al voto nella primavera prossima, per come la vedo io, dobbiamo rendere partecipi queste forze.
I vostri avversari, invece, vanno verso la fusione di An e Fi, con l'appoggio della Lega Nord.
E' semplice: da una parte ci sarà la destra, che farà accordi a tavolino a Roma o ad Arcore. Si spartiranno le candidature tra Pdl e Lega, in una serata tra Berlusconi e Bossi. Tutti i nostri interlocutori della destra mi pare che stiano solo aspettando quella serata. Useranno un metodo molto verticistico e molto poco partecipato. L'alternativa dobbiamo essere noi. Ma se vogliamo essere credibili attorno al Pd devono crescere diverse esperienze civiche capaci di raccogliere le tante energie disponibili.
Penati esclude alleanze con la sinistra estrema, però guarda favorevolmente pezzi di destra riformisti.
Anche su questo nodo il ragionamento deve essere molto semplice. Noi possiamo costruire alleanze riconoscibili solo con soggetti che con noi vogliono condividere programmi di governo. Non dico che da tutte le parti lo schema deve essere uno ed uno solo. Dico però che in tutti i contesti ci deve essere chiarezza nei programmi, chiarezza nel profilo riformista della coalizione, e in ragione della chiarezza di questi programmi si possono determinare delle alleanze. La bussola è questa.
Ha parlato di specificità lombarda. Il Pd del Nord non poteva essere il modo per andare verso questa specificità?
La discussione che si è aperta in questi giorni merita di essere affrontata serenamente, senza farsi prendere solo dalle battute e dagli slogan. Noi in Lombardia abbiamo scelto di lavorare a un modello fortemente regionalista. E devo dire che abbiamo fatto due passi in avanti, non uno.
Era a favore del Pd del Nord?
Dall'inizio ho espresso questa posizione: no ad un indistinto Pd del Nord, perché non mi ha mai convinto una formula usata già 10 anni fa inutilmente. Sì, invece, ad un Pd fortemente incardinato sui livelli regionali. Sì ad una iniziativa di coordinamento delle Regioni del Nord. Faccio un esempio: la crisi. Abbiamo un tessuto molto simile, qui al Nord, e quindi alcune proposte possiamo provare a darle insieme, tra Piemonte, Veneto, Lombardia... A questo dovrebbe servire il coordinamento.
Domanda maligna: ma il Partito regionale ha davvero la forza normativa per porsi al centro dell'azione politica?
La risposta è sì. Dal punto di vista statutario noi abbiamo fatto quello che dovevamo fare dando vita ad un Pd lombardo riconoscibile. Però, visto che non sono le norme a fare la politica, so anche che questo profilo verrà determinato dalle nostre scelte e dalle nostre azioni. E dal nostro coraggio.



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