Milano/ Carmela Rozza (Pd) annuncia ad Affari: "Esco dall'Associazione Democratici per Milano. E' inutile e dannosa". E Mirabelli e Toia...
di Fabio Massa 
Carmela Rozza
Carmela Rozza è una donna combattiva. Ex responsabile Cgil per la sanità pubblica e privata, segretario del Sunia (il sindacato degli inquilini) dal 1999, ha sempre fatto dell'operatività il suo punto di forza. Ora, la consigliera comunale del Pd, annuncia pubblicamente su Affari l'uscita dall'Associazione Democratici per Milano, che raccoglie tutti i "mirabelliani" e i "toiani" del Partito Democratico. Insomma, una presa di distanza netta dal gruppo di Franco Mirabelli e di Patrizia Toia.
Consigliere Rozza, cosa è successo?
Proprio niente, è questo il punto...
Come?
A Milano non servono associazioni per determinare nuovi gruppi dove poi ci si divide e ci si considera come in un recinto. Io aderisco alle idee, non alle correnti.
Quindi, sta dicendo che è un'associazione "senza idee"... 
Patrizia Toia
Inizialmente pensavo, visto il documento politico che delineava delle progettualità interessanti, che fosse un luogo di elaborazione politica per fare proposte politiche alla città e al Partito democratico. Invece questa Associazione non si è mai riunita, ho ricevuto l'invito a un convegno e basta. Milano ha bisogno di altro...
Di cosa ha bisogno?
Milano e il Partito Democratico hanno bisogno di una forte azione di elaborazione di proposte vere per la città. Creare gruppi e gruppuscoli che servono solo per esistere, è dannoso. Questa associazione si sta mostrando proprio inutile, inesistente: è semplicemente il recinto di qualcuno.
Il riferimento è al ticket Mirabelli-Toia?
Esattamente. Il riferimento è esplicito. Io non appartengo a recinti. Sono una persona che con concretezza ama fare politica e affrontare i problemi della gente. Casomai, mi piacerebbe si facessero luoghi dove elaborare proposte.
Facciamo i maligni. La sua uscita è motivata dal fatto che il candidato che sosteneva, Davide Corritore, ha perso nella corsa alla segreteria milanese?
No, assolutamente. Posso dire senza temere di essere smentita che questa decisione era già stata assunta prima delle elezioni. E Davide Corritore lo sapeva. Non volevo che venisse caricata l'elezione del coordinatore cittadino di una mia dichiarazione di uscita dall'associazione, peraltro inesistente, e quindi ho preferito aspettare che la gara elettorale finisse.
Cambiamo discorso, andiamo sulle cose pratiche. Continua in Regione la battaglia dell'Aler. Non sembra si voglia cambiare la legge 27 con i rincari che comporta... 
Franco Mirabelli
Non è solo una questione di Aler, precisiamolo. I rincari negli affitti si abbatteranno anche sul patrimonio comunale dal gennaio 2009.
Come pensate di andare avanti con questa battaglia?
Noi come consiglio comunale abbiamo preparato un ordine del giorno dove diciamo, tra l'altro con il parere favorevole dell'assessore alla casa di Palazzo Marino, che bisogna mettere una franchigia sui redditi ed eliminare la questione della casa sul territorio nazionale perché crea un danno agli italiani nei confronti degli stranieri. Insomma, se è previsto che non si debba possedere una casa nell'area del territorio nazionale, vuol dire che se uno si fa una villa ad Hammameth nessuno può dirgli niente. Contemporaneamente chiediamo una revisione dei canoni. Ma c'è di più...
Dica.
Ho preparato una serie di emendamenti alla legge 27, proprio stasera dovremmo chiudere un accordo con la mia maggioranza. Poi li manderemo alla V commissione, alla quale chiederemo anche un'audizione come consiglieri comunali.
Questi emendamenti cosa contengono?
Primo, la decadenza. Noi vorremmo che si portasse il limite di reddito a 42mila euro. Non si può sostenere che il ceto medio è in difficoltà per la casa e poi sbattere fuori il ceto medio dalle case popolari. Non si piò sostenere che non sono giusti i ghetti e poi sbattere fuori il ceto medio dagli alloggi popolari. Secondo: interveniamo sui patrimoni. Non devono essere calcolati gli assegni di accompagnamento e quelli sociali. In questo momento, nella legge 27, ai fini del reddito si calcola tutto. E' una cosa incredibile: se arriva un aiuto dal governo alla fine concorre al pagamento del canone. E' un cane che si morde la coda. Se Berlusconi dà la social card, viene calcolata ai fini del canone. E allora dove sta il vantaggio? Terzo: aumentiamo i canoni per chi ha dai 28mila euro ai 42mila euro. Il principio al quale ci ispiriamo è "chi più ha, più paga".
Come giudica l'operato di Zaffra?
Sulla legge 27 non aiuta affatto. Ha un atteggiamento pubblico troppo acritico, pur sapendo che crea molti problemi di gestione. Per quanto riguarda il lavoro che sta facendo sulla riorganizzazione dell'Ente, qualche passo avanti lo vedo.



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