Milano/ Lo stipendio di Glisenti blocca l'Expo. In campo la Corte dei Conti. Gli insight di Affari
di Fabio Massa
L'affare si ingrossa. E si fa sempre più complicato. Nuovo stop in vista per l'Expo? E' probabile. Alla base, ancora una volta, i soldi. Solo che questa volta non si tratta di fondi per le opere, ma di emolumenti per gli amministratori di Expo Spa, la società che gestirà l'evento. Anzi, per essere precisi, di un solo emolumento, quello di Paolo Glisenti. Una questione che rischia veramente di paralizzare tutto l'iter del cda, che il prima possibile dovrebbe mettersi a decidere cose concrete. Una questione che - secondo quanto apprende Affari - se la Moratti non cederà, potrebbe anche durare mesi.
I FATTI - L'assemblea dei soci di Expo 2015 spa, che doveva decidere i compensi per i membri del cda, è stata rinviata a giovedì prossimo, 15 gennaio, alle ore 14, su espressa richiesta del rappresentante del ministero del tesoro per "approfondire la normativa di riferimento", come ha spiegato Gianni Rossoni, assessore regionale all'istruzione, lasciando l'assemblea alla quale ha partecipato come rappresentante del Pirellone. La vicenda, al di là delle dichiarazioni ufficiali, riguarda lo stipendio di Paolo Glisenti. C'è mezzo milione che balla. Mezzo milione da quella cifra stratosferica (un milione e 200mila euro) che lui avrebbe voluto. Mezzo milione da quella molto più commisurata voluta dalla Provincia, pari a circa 250mila euro. Insomma, una bagarre. Una bagarre che si è concretizzata in una preriunione fiume, dalle 16 alle 21.30, e che poi non si è conclusa in cda, rinviato malgrado la presenza di tutti e cinque i membri.
IL PARERE - Secondo quanto apprende Affari, su un fronte sono schierati, abbastanza compattamente, tre enti: la Provincia di Milano, la Regione Lombardia e il Tesoro. "Ma siamo matti - dicono dai piani alti di Palazzo Isimbardi - a dare una marea di soldi a Glisenti quando c'è la crisi e manca il sale nelle strade?". Stesso discorso, seppur con toni diversi (ma sul sale della Moratti, ieri, le battute si sono sprecate) dal Pirellone e dal Tesoro. Dall'altra parte, invece, la Moratti. Che - ultimamente - è molto nervosa. Prima le gaffe a raffica sulla gestione dell'emergenza neve. Poi la sorpresa, una volta a Roma per parlare di Malpensa, della presenza di Alemanno alla riunione tra Bossi e Berlusconi. Infine la questione di Glisenti. Il sindaco è furibonda e poco intenzionata a cedere sul compenso al suo pupillo. Così facendo, però, dà il destro alla frangia romana di Forza Italia (vogliosa di silurarla) di tirare la vicenda Expo per le lunghe. Il Tesoro infatti potrebbe chiedere un parere sul compenso degli amministratori delle società pubbliche a un giurista o a un esperto. E questa sarebbe la via più breve e meno istituzionale. Altrimenti il punto di riferimento è la Corte dei Conti, che però ci metterebbe mesi, paralizzando tutto. Insomma, la Moratti se non cede è in trappola. E la partita si fa rischiosa.



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