Milano/ Insight di Affari. Ecco perché l'uscita di Glisenti nuoce a Formigoni. La mappa del potere tra Fiera ed Expo Spa
| Il centrodestra milanese e romano sta dando vita sulla pelle dei cittadini ad uno spettacolo agghiacciante riguardante la gestione dell'EXPO. Crediamo che le ipotesi di nomina del dottor Stanca siano inaccettabili poichè rappresentino un vero e proprio commissariamento della città da parte del Governo e riteniamo che oggi servirebbe invece che questo inaudito tira e molla l'azzeramento di buona parte della SOGE, a partire dalla dottoressa Bracco, l'individuazione di alcune figure - architetti, ambientalisti, uomini di cultura - che facciano da garanti del progetto affinchè esso sia un'occasione per Milano, come abbiamo detto all'EXPO DAY, e non una torta da spartire tra Berlusconi e soci. Per questo chiediamo l'immediata convocazione di un consiglio comunale straordinario, l'insediamento della commissione apposita e la totale cancellazione di qualsiasi ipotesi di ingerenza governativa rispetto ad un evento che deve essere gestito innanzitutto da Milano e dalle sue istituzioni, come avvenne in occasione delle Olimpiadi di Torino, quando il direttore generale del Comune svolse una funzione non a caso cruciale. Pierfrancesco Majorino (Capogruppo PD Comune di Milano) |
LO SPECIALE Expo/ La Moratti rinuncia a Glisenti. Spunta il nome di Ermolli come ad
di Fabio Massa
Lui non parla. Da settimane. L'ultima (e forse l'unica) intervista esclusiva Paolo Glisenti la rilasciò proprio ad Affaritaliani.it. Poche dichiarazioni pregnanti, dalle quali traspariva ottimismo. Finalmente Expo Spa era nata. Si pensava che sarebbe stato semplice governare un processo fermo da un anno. E invece no. Le ultime cronache raccontano del sacrificio di Letizia Moratti, che sull'altare dell'Esposizione universale ci ha rimesso il suo braccio destro. Questo lo raccontano le cronache. Ma, in effetti, la Moratti sta riflettendo. Secondo rumors di Affari, Glisenti non è ancora out, anche se si avvicina per lui il punto di non ritorno.
A questo punto la domanda, quella vera, quella sottintesa, è una sola. Perché? Perché la Moratti non ha mandato a mare Glisenti? Alcuni danno una spiegazione "psicologica". Il braccio destro di Letizia sarebbe anche la sua spalla preferita. L'uomo al quale confidare le difficoltà della politica, al quale raccontare gli innumerevoli problemi di prima cittadina di una metropoli.
Altri, invece, si spingono sul piano del realismo politico. Indubbiamente più convincente. E - dunque - spiegano ad Affari il motivo per cui Letizia Moratti non vuole assolutamente privarsi di Glisenti. Il motivo risiede nelle percentuali. Il Tesoro ha il 40 per cento delle azioni di Expo Spa, Comune e Regione il 20, Provincia e Camera di Commercio il 10%. Al Governo, dunque, occorre un solo "socio" per dirigere l'intera partita Expo. E - di fatto - controllare da Roma un evento che donna Letizia avrebbe voluto gestire in toto. Paolo Glisenti è il cardine di questo gioco delle parti. Fino ad oggi, infatti, la Regione ha ondeggiato molto, sull'onda delle ambizioni del Governatore. Quando c'era da ottenere qualcosa (come il controllo del Tavolo sulle infrastrutture) Formigoni si è schierato con Letizia. Salvo fare poi il paciere di una guerra che in nessuna maniera stava risolvendo.
La Provincia di Milano e la Camera di Commercio si sono mossi invece su linee abbastanza coerenti. La prima improntando la propria operatività all'insegna di un'opposizione dura ma costruttiva nei confronti del Governo. Senza scordare le necessità elettorali. La seconda, invece, mantenendo un punto di equidistanza dagli opposti schieramenti. 
Letizia Moratti e Paolo Glisenti
Quindi, alla resa dei conti, Letizia Moratti è riuscita a tenere sotto scacco il Governo. Non viceversa. Questo, alla fine, ha fatto arrabbiare Berlusconi, che una volta archiviata la partita sarda con un successo schiacciante, ha deciso di mettere mano alla questione Expo. I toni, alla tavola imbandita di Arcore, non si sono accesi solo e unicamente perché Letizia Moratti avrebbe deciso di "passare" la mano su Paolo Glisenti. Il bluff non poteva andare avanti, con Palazzo Marino ormai schierato contro Palazzo Grazioli.
A questo punto, a preoccuparsi è Formigoni, che si sta vedendo "sfilare" ogni leva del potere da sotto le mani. Il Governatore, infatti, ha da gestire la delicatissima questione Fiera. Berlusconi ha deciso di fare fuori Luigi Roth, il ciellino di ferro che ha provato (secondo fonti di Affari, di sua sponte) a cambiare le regole per rimanere in carica. L'assalto forzaitaliota alla roccaforte di Comunione e Liberazione vede in primo piano Gianpiero Cantoni. Il senatore azzurro, già presidente della Bnl, dovrebbe andare a prendere il posto di Roth. Fungendo così da "tappo" alle velleità leghiste.
Il secondo colpo a Formigoni arriverebbe proprio da Glisenti. Che - bocciato in Expo - si potrebbe ritirare in A2a. Difficile che nella multiutility dell'energia possa levare la poltrona a Giuliano Zuccoli (salvo colpi di scena giudiziari). Più probabile, invece, che soffi il posto ad Alberto Sciumé. Un altro fedelissimo di Formigoni, che avrebbe svolto un ruolo essenziale (è uno stimatissimo avvocato milanese) per difendere il Governatore da possibili implicazioni nello scandalo Oil-for-food.



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