Unbundling/ L'Agcom rivede gli aumenti e scontenta tutti: "sopresa" da Telecom Italia, "rammarico" dagli operatori alternativi
Alla fine, sull'unbundling l'Agcom scontenta tutti. Il Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato all'unanimità il provvedimento finale relativo al nuovo modello contabile e alla definizione dei prezzi dei servizi all'ingrosso di unbundling, bitstream e wholesale line rental (WLR), tenendo conto delle osservazioni della Commissione europea ricevute lo scorso 21 ottobre.
Rispetto allo schema di provvedimento approvato il 9 settembre e bocciato da Bruxelles, è stata confermata l'impostazione generale del modello - la cui validità era stata riconosciuta dall'Ue - e sono state riesaminate le modalità di determinazione di alcune componenti dei costi operativi (costi di manutenzione correttiva e costi commerciali).
Nello specifico, per il canone di unbundling resta confermato nel 2010 il valore di 8,70 euro/mese, mentre per il 2011 e 2012 viene fissato rispettivamente a 9,02 e 9,28 euro/mese (anziché 9,14 e 9,48).
L'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, si dice "molto sorpreso dell'esito, perché un modello che era stato definito dall'Autorità e che era già stato modificato per tener conto dell'esigenza di gradualità dell'adeguamento, è stato ulteriormente modificato portando a delle conclusioni diverse da quelle a cui il modello porta".
E gli operatori alternativi Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali "apprendono con rammarico la decisione di Agcom di alzare i prezzi dell'unbundling", dal momento che, secondo gli stessi operatori, "la decisione ignora del tutto gli elementi forniti dagli operatori alternativi, favorisce l'operatore dominante sul mercato, rafforzandone ulteriormente la dominanza". Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali "si riservano, pertanto, di avviare le opportune azioni nelle sedi competenti conosciute le motivazioni del provvedimento adottato".



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