Tv/ Debutto tra gli sbadigli per Lilli Gruber a "Otto e mezzo"
Il nuovo corso di "Otto e mezzo", condotto da Lilli Gruber e Federico Guiglia, convince poco. Gli ascolti della prima settimana indicano uno share attorno al 2,3%, in linea (poco sotto in realtà) con la media di La7. Ma nelle precendenti gestioni a violte si erano toccati picchi anche sopra il 4%. Insomma, non siamo al disastro, ma di certo l'esordio non è stato esaltante. Ma quello che ci pare più fuori centro e da registrare è lo stile del programma, la scelta dei temi. Tutto è molto lontano dall'appeal polemico del passato, così abilmente alimentato dal demiurgo Giuliano Ferrara. 
Lilli Gruber
In una delle ultime puntate si è parlato della paura, la paura del diverso, dello straniero, dell'immigrato, che, questa era la tesi che si voleva proporre, spesso è creata ad arte e distorta dai politici per fini elettorali. Sulla graticola avrebbe dovuto stare il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però ha avuto gioco facile a parare le prevedibili stoccate che gli sono arrivate dai due conduttori. Un'altra puntata ha trattato il tema della libertà e della possibilità che tra cattolici e laici si trovi un modo comune di intendere la
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Ospiti il filosofo Giulio Giorello, che sul tema ha scritto un libro, e l'esponente del Pd, cattolica militante, Paola Binetti. Anche qui l'approccio è stato più quello del trattato di sociologia che quello dell'inchiesta giornalistica. Tutto molto lento, prevedibile, alla lunga noioso. Ora, la trasmissione è appena iniziata e non conviene irrigidirsi in giudizi affrettati, ma un consiglio a Lilli Gruber ci permettiamo di darlo: cambi qualcosa, sia nello stile della conduzione, sia nella scelta dei temi. "Otto e mezzo" non è il Tg1, dove gli spettatori arrivano da sè. In questo caso l'audience bisogna conquistarsela giorno per giorno, ora per ora.



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