Tv/ Antonio Campo dall'Orto a capo di Mtv International. I nuovi format si produrranno a Milano... ma che sconfitta per la televisione italiana
Antonio Campo Dall'Orto, già amministratore delegato di Mtv South Europe, è stato nominato responsabile di una nuova struttura editoriale che lavorerà in ambito internazionale per la ridefinizione dei brand musicali di Mtv nel mondo. Sarà Excutive Vice President di Mtv Networks International, alla guida della ridefinizione sia editoriale che creativa del network musicale a livello
mondiale. E ricoprirà questo ruolo dalla sede milanese di Mtv Italia.
Il che, se in apparenza sembra una grande vittoria per la Tv di casa nostra, è in effetti una enorme sconfitta. Campo Dall'Orto è stato "fatto fuori" da La7 perché faceva programmi di qualità, badando più ai contenuti che agli ascolti. Quei contenuti che nel nostro panorama televisivo continuano a peggiorare, perché tutti inseguono solo e soltanto i numeri, le masse, il basso livello culturale.
E se si guarda anche a quello che succede al Gruppo Espresso, la sensibilità per i format musicali nei gruppi editoriali italiani pare davvero scarsa: con i nuovi vertici, All Music - acquistata per entrare nel mercato tv e fare concorrenza proprio a Mtv - sembra essere destinata alla vendita. Pare non dia frutti a livello economico, soprattutto non ha regalato nulla di nuovo in qualità, contenuti, format, innovazione.
Insomma, complimenti a un italiano (Campo Dall'Orto), vergogna per la Tv italiana. Con, forse, una eccezione: con il nuovo ruolo di Campo Dall'Orto, molti programmi per le Mtv di tutto il mondo potrebbero nascere proprio sotto la Madonnina: all'interno di Mtv Italia, infatti, è nata Playmaker 360°, casa di produzione multimediale guidata da Enrico Aprico che, a questo punto, potrebbe produrre programmi e ideare format per le Mtv di tutto il mondo e i tanti canali collegati (comici, per bambini, etc.), sia per il piccolo schermo che per il web e i cellulari. Sempre troppo poco per dire che la Tv italiana è in salute, sempre meglio di niente per ribadire che in Italia i creativi ci sono. Solo che non piacciono - o meglio fanno paura! - ai nostri imprenditori...
Alessandro Rimassa



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