Trenitalia, polemiche per lo spot "razzista"/ Immigrati relegati in "quarta classe" sui treni Freccia rossa, la compagnia ritira le immagini

Mercoledì, 4 gennaio 2012 - 10:42:18
spot trenitalia

Dilaga la polemica contro quello che molti definiscono lo "spot razzista" di Trenitalia. L'Adoc comunica che sono decine le proteste che quotidianamente arrivano da passeggeri vessati e umiliati dalla gestione del servizio ferroviario. L'ultima riguarda la pubblicità della recente quarta classe: una famiglia di immigrati è il testimonial di chi dovrà viaggiare in vagoni discriminati dagli altri (come la terza classe del Titanic, ironizza qualcuno) e sigillati, in modo che non sia possibile passare nelle carrozze delle classi superiori e, soprattutto, raggiungere il compartimento ristoro.

L’Adoc ha scritto al ministro Riccardi e all’ufficio nazionale dell’UNAR chiedendo di intervenire per far rimuovere quella pubblicità, ritenuta razzista e offensiva per tutti i consumatori italiani. Messaggio evidentemente giunto a Trenitalia, che si è affrettata a rimuovere la foto incriminata dal sito: "E' una delle tante scelte per il livello Standard e pubblicate sui vari media del Gruppo Fs", è la replica di Trenitalia; "Basta guardare sul sito e ci si accorge che per il livello Standard ci sono famiglie, bambini, adulti, anziani, professionisti, eccetera, anche non 'di colore'". Resta la nota "Ai clienti del livello Standard non è consentito l’accesso alle carrozze Premium, Business e Executive".

E infatti l'associazione dei consumatori non si limita a contestare lo spot: “La soppressione inspiegabile dei vagoni letto attuata poco prima delle feste natalizie come per 'punire' coloro che volevano ricongiungersi alle famiglie con viaggi sempre più faticosi, umilianti e lenti da nord a sud – ha dichiarato il presidente dell’Adoc Carlo Pileri - la limitazione dell’uso del vagone ristorante solo a chi si può permettersi la prima classe e l’eliminazione sui treni intercity o simili, che trasportano tuttora il 54% dei passeggeri, per l’Adoc rappresentano la conseguenza di una strategia sciagurata e miope perpetrata dall’a.d. Moretti, che sta portando Trenitalia alla velocità di un TAV verso il baratro, in una Italia che del trasporto ferroviario moderno e efficiente avrebbe oggi estremo bisogno”.

Attacca ancora Pileri: “Gli appelli fatti dai presidenti delle Regioni meridionali, gli articoli sui giornali, le proteste quotidiane delle associazioni dei consumatori e di migliaia di clienti di Trenitalia che si lamentano per la lentezza dei trasporti ferroviari tra sud e nord (anche tredici ore senza poter avere il vagone letto, e a volte senza disporre di servizi igienici funzionanti e puliti), la caparbietà dell’amministratore delegato a negare il dialogo con le associazioni dei consumatori e di riconoscere il giusto risarcimento per i danni causati dalle sue inadempienze ci spingono ad appellarci al ministro dello sviluppo e dei trasporti Passera affinchè intervenga rapidamente per mettere fine ad una situazione intollerabile, iniqua e incivile”.

Adoc ricorda che sui treni Freccia rossa e argento vengono trasportati solo il 34% dei passeggeri. Gli altri treni rappresentano quindi per Trenitalia il 66% della sua clientela. I pendolari sono il 12%. E va tenuto conto - sottolinea ancora l'associazione dei consumatori - che solo il 19% dei pendolari utilizza il treno (gli altri utilizzano invece l’auto privata o i pullman) proprio perché il servizio ferroviario è fortemente carente in questo settore con ritardi quotidiani e treni sovraffollati. Questa situazione è anche una delle principali cause del forte inquinamento delle grandi città che si trovano a dover gestire un parco auto molto superiore a quello sostenibile e che con una diversa politica del trasporto ferroviario sarebbe stato risolto da tempo. I viaggiatori interessati alla medio/lunga percorrenza (percorrenza media Km 350) nel 1998 erano il 20% del totale dei passeggeri trasportati, nel 2005 sono scesi al 14% mentre i viaggiatori interessati al trasporto regionale (percorrenza media 50 km) sono passati dal 79,5% del 1998 al 86% del 2005 (dati Istat).



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