Tiscali/ Per Unicredit ed Equita, il titolo vale 10 cent. Mille volte meno dei tempi della new economy
Il crollo non stupisce più di tanto alla luce delle notizie comunicate da Tiscali venerdì sera: "A seguito del protrarsi delle negoziazioni con BSkyB per la cessione delle attività inglesi e del mancato raggiungimento di un accordo, a causa del deterioramento del contesto di mercato in cui opera anche il potenziale acquirente, il consiglio di amministrazione ha preso atto della sostanziale impossibilità a procedere nelle suddette trattative".
Come conseguenza, l'Isp sardo ha chiesto una sospensiva sul pagamento di interessi, quote di capitale e sul rispetto dei covenant (ossia le condizioni) imposte dalle banche finanziatrici. Tra queste spiccano Jp Morgan e Intesa SanPaolo, con il 35% ciascuna del debito complessivo, mentre il restante 30% è stato sindacato a quattro istituzioni finanziarie. L'indebitamento bancario a lungo termine di Tiscali, ha fatto sapere venerdì la stessa società, a fine 2008 era pari a circa 500 milioni di euro.
A questo punto la società cagliaritana, in piena crisi di liquidità, si trova nei guai grossi. Come fa notare un operatore, "Tiscali non ha denaro per finanziare le attività operative, che continuano tra l'altro a bruciare cassa". Secondo gli analisti di Equita sim, "la ristrutturazione finanziaria non si presenta facile, visto che il gruppo non ha mai avuto un equilibrio finanziario e, anche contenendo la spesa per investimenti rispetto al 2008, secondo le nostre stime brucerà cassa anche nel 2009 e nel 2010".
Gli esperti di Unicredit, tra le strade che si aprono ora per la società attiva nel settore delle telecomunicazioni, vedono quella di un aumento di capitale, eventualmente da abbinare alla ristrutturazione del debito. “L'equilibrio finanziario – riconoscono anche gli analisti di Equita – avrebbe bisogno di una conversione in equity di una parte sostanziale del debito attuale, ma un'opzione del genere, quand'anche fosse accettata dai finanziatori, sarebbe fortemente diluitiva per l'azionista attuale”.
Tiscali è tuttora controllata dal fondatore Soru, che è rimasto azionista con in mano la partecipazione di maggioranza dopo la decisione, nel 2003, di abbracciare la carriera politica e abbandonare i ruoli dirigenziali all'interno dell'azienda. Soru, a fine 2008, è sceso al 20% della società - quota che resta di maggioranza - dopo avere effettuato un trasferimento fiduciario, a scopo di amministrazione, del 17,688% a Gabriele Arcangelo Racugno.
Secondo un operatore, "Tiscali di fatto è nelle mani delle banche e dunque l'ipotesi più probabile a questo punto è che esse cerchino di recuperare i propri soldi liquidando gli asset della società. L'equity di fatto vale zero". E per verificare quest'ultima constatazione basta guardare dove sono finiti i target price calcolati dalle banche d'affari e dalle sim: ad esempio, sia Unicredit sia Equita hanno portato il prezzo obiettivo a 10 centesimi, rispettivamente da 1,40 e da 0,80 euro. Unicredit ha altresì tagliato la raccomandazione da “hold” a “sell” mentre Equita ha reiterato il consiglio “reduce”. Dai 100 euro della new economy ai 10 centesimi di oggi, mille volte meno.
Margherita Barbero



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