Il futuro della tv? Crossmediale e partecipativo. Intervista a Bruno Pellegrini, ceo di TheBlogTV
Come sarà la televisione che vedremo? "Il fattore chiave diventa coinvolgere il pubblico in tutte le fasi della filiera di produzione del contenuto e realizzare programmi televisivi che siano il più possibile co-creati, condivisi e costruiti con il pubblico di riferimento", spiega Bruno Pellegrini, esperto di digital media

User Generated Content,
Pellegrini, qual è la formula di TheBlogTV?
"TheBlogTV è una società che utilizza i social media per coinvolgere le persone nella costruzione di un nuovo valore per i clienti attraverso le modalità del web partecipativo. E’ costituita da tre unità di business diverse: la prima è rivolta a ottenere la partecipazione delle persone in una conversazione attiva con i brand su social network verticali e brandizzati. Lo facciamo per esempio con WindBusinessFactor.it, con NokiaPlay.it, con PetPassion.tv oppure con Mammenellarete.it; una seconda linea di business è rivolta alla costruzione di contenuti video, in modalità partecipativa, per publisher, broadcaster e brand. E’ quella che si chiama Social video content: ovvero realizzare dei contenuti all’interno di un dialogo che utilizzi il linguaggio cinematografico come mezzo di espressione; la terza business unit è legata al nostro network internazionale di oltre 25’000 videomaker che vengono ingaggiati per costruire contenuti, pubblicità, video virali, insight e test di prodotto, tv shows e un gran numero di prodotti per il video".
Come funziona nell’ipotesi di un programma televisivo?
"Una volta chiuso il contratto con il network viene aperta una call for video su Userfarm definendo cosa stiamo cercando e quanto viene retribuito. I videomaker caricano i loro video e il nostro staff autoriale seleziona ciò che ci è utile alla realizzazione dei programmi o, se necessario, chiede delle modifiche. In quel momento il videomaker riceve il compenso sul suo portafoglio elettronico. Quindi elaboriamo i video costruendo il programma per la tv e consegniamo la puntata al network".
Com'è nato e come si struttura il programma Top5, basato su il video crowdsourcing?
"Il programma tv per RAI 5, Top 5 è nato discutendo insieme al cliente. Volevamo creare qualcosa che fosse in grado di funzionare sia sulla rete internet che sulla televisione, perché RAI 5 è il canale che vuole essere cross-mediale. Così abbiamo deciso di coinvolgere i telespettatori ingaggiandoli attraverso il sito web della RAI nuovitalenti.rai.it (la piattaforma della RAI per lo scouting di nuovi talenti ndr) insieme ai videomaker pro di Userfarm, ovvero quei videomaker selezionati dal team del network per le loro skill e le loro competenze al fine di costruire un format innovativo e divertente. Top 5 trae spunto dal romanzo “High Fidelity” di Nick Hornby, dove i protagonisti si divertivano a stilare ognuno una personalissima Top5. Lo spirito che anima il programma è quello di ottenere il punto di vista delle persone sulla realtà. I videomaker rispondono a una call for video (così si chiama col termine tecnico ndr) che contiene la descrizione del brief, le caratteristiche del video e le tempistiche di realizzazione. I video vengono visti e selezionati dal nostro staff autoriale che decide, in base all’aderenza al brief e alla qualità del prodotto.
Quali sono i costi del programma? Cosa cambia rispetto a un programma tv tradizionale?
"I costi del programma tv sono ridotti all’osso e davvero controllati, evitando gli sprechi di risorse ed energie. Le faccio un esempio: non abbiamo dovuto far spostare una troupe di 20 persone per girare in luoghi diversi d’Italia, ma abbiamo garantito location sempre nuove, spunti inquadrature e scenografie sempre diverse coinvolgendo e attivando videomaker che vivono in città".
Come si spiega il successo dei programmi cosiddetti aperti?
"I programmi aperti al contributo degli utenti garantiscono un maggior ricambio di idee, di stili, di grinta e voglia di emergere. I registi blasonati lavorano sempre allo stesso modo, si rinnovano poco, mentre i giovani videomaker sperimentano e osano di più, producendo così filmati molto accattivanti. Poi il nostro modello prevede sempre che uno staff autoriale, un regista e un direttore creativo prendano in mano i filmati e li uniscano con un filo armonico che renda fluido e continuo il flusso del programma tv. Proprio come abbiamo fatto per Top5".
Il crowdsourcing utilizzato per produrre programmi TV può migliorare la qualità, sempre più in crisi, della televisione?
"Certamente. Coinvolgere e attivare le persone, alla costruzione del senso, anche per i programmi tv, significa portare all’interno del processo di produzione una parte delle persone che normalmente ne rimanevano escluse. Questo significa che maestranze, registi e videomaker costruiscono i contenuti non perché “legati” da un contratto di fornitura, ma perché sentono il tema della produzione nelle proprie corde, o nel proprio DNA nel caso di prossimità territoriale, potendo così esprimere il meglio di se anche in termini di conoscenze e valori".
La partecipazione crescente del pubblico alla produzione di contenuti media è destinata a diventare la norma?
"Il futuro televisivo, ma non solo, sarà segnato dalla partecipazione, una tendenza che avrà conseguenze di vasta portata per il mondo del broadcasting e dell’ advertising. I dati parlano chiaro: a livello globale si prevede che il tempo dedicato alla fruizione di video continuerà a crescere, ma la televisione rappresenterà per molti solo una parte di questo tempo, al di sotto del 50% entro il 2015. Ci stiamo spostando verso un ecosistema — che noi chiamiamo videocentrico — dove tutto ruoterà attorno al video. Il fattore chiave diventa dunque coinvolgere il pubblico in tutte le fasi della filiera di produzione del contenuto e realizzare programmi televisivi che siano il più possibile co-creati, condivisi e costruiti con il pubblico di riferimento".
Dall'advertising all’informazione, quindi sul web il video avrà sempre più potere...
"Perché quello video è il linguaggio più efficace per coinvolgere il consumatore all’interno del mondo immaginifico della marca. Anche sul web la necessità è quella di spostare sempre di più l’attenzione per la produzione di contenuti verso il video. Nella nostra esperienza con Userfarm abbiamo generato video virali, spot pubblicitari, video per gli insigh, video per l’informazione. Il video è sempre di più l’elemento cardine e centrale della nostra vita perché è semplice da fruire, coinvolgente per i nostri sensi, interessante per la nostra mente. Per raggiungere efficacemente i consumatori ad esempio, in questo nuovo ecosistema, i brand manager e i marketing manager dovranno imparare a interpretare la realtà digitale e scoprire quali vantaggi può offrire, soprattutto nel creare un linguaggio unico e trasversale, in grado di abbracciare non solo il web ma tutti i media, anche quelli più tradizionali".


Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.






































